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L’UTOPIA NECESSARIA. LA “REGALITÀ SACRA”. Di Franco Cardini

Non esiste nessuna legge, nessuna “convenzione”, nessun “contratto sociale” in grado di fondare sul serio la legittimità del potere, alla cui base c’è l’auctoritas come necessaria legittimazione di qualunque potestas. Il fondamento del potere è divino, non umano. Trascendente, non immanente. Metastorico, non storico. O comunque, è così ch’esso è stato sentito e interpretato in modi differenti, a quel che ci suggeriscono gli antropologi, da tutte le civiltà umane. Rousseau e il suo Contratto sociale sono, quanto meno sotto l’aspetto dell’origine del potere, ormai inadeguati rispetto alle cognizioni sociologiche e antropologico-culturali odierne.
Le mani del re sono mani di guaritore. L’affermazione tratta da Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien, nel quale la figura di Aragorn richiama al perfetto archetipo della regalità sacra, rinvia al celebre studio di Marc Bloch I re taumaturghi e a uno dei problemi forse fondamentali dell’intero genere umano sotto il profilo storico-antropologico.
I re non muoiono mai. Ernst H. Kantorowicz in I due corpi del re e Sergio Bertelli in Il corpo del re ci hanno insegnato che, quando il “corpo naturale” del re, quello fisico e mortale, perde il suo soffio vitale, il “corpo politico”, ch’è tanto invisibile quanto incorruttibile, sopravvive. Quando il sovrano scompare e il suo corpo non si trova né si conosce il luogo della sua sepoltura, si diffonde la fama ch’egli non sia mai morto e che debba tornare.
Tornano sempre, i re: debbono tornare. E, tornando, ristabiliscono la giustizia, restaurano i costumi, premiano i buoni e i fedeli, puniscono i malvagi e gli infedeli, inaugurano infine il regno della pace e dell’ordine. È sempre stato così, dai tempi del nóstos di Ulisse ad ItacaModello mitico del Ritorno del Re è la Seconda Venuta Apocalittica del Cristo.
È sempre stato così, nell’iperuranio del mito: ma è accaduto di rado, nelle bassure della storia. E, quando accade, il ritorno del re è tragico, o tragicomico, o penoso. Cola di Rienzo, Napoleone, Napoleone, Mussolini. Nel “triangolo” magico del rapporto tra mito, storia e utopìa, se il primo sta al culmine e gli altri due alle cuspidi degli angoli divergenti, si può dire che alla verticalità (in entrambi i casi percorribile nelle due direzioni) del rapporto tra mito e storia da una parte e mito e utopia dall’altra corrisponda un’orizzontalità – quella della storia: se si preferisce, perfino della “freccia del tempo” – che unisce la storia all’utopìa. More »

  Sto leggendo due libri, “Francesco”  di Massimo Borghesi edito da  Jaca Book  e “Antigone e gli  Algoritmi” di Nicola Lettieri (Mucchi Editore) di diversa consistenza quantitativa (oltre  260 pagine il primo, appena un’ottantina il secondo), ma entrambi di alta qualità e di grande interesse, in particolare... 
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