Domus Europa » IL RECUPERO DEI SITI DELLA GRANDE GUERRA: IL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE DEL TRINCERONE – KOPFSTELLUNG. INTERVISTA AD ALESSANDRO ANDREOLLI.a cura di Alessandro Tricoli

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IL RECUPERO DEI SITI DELLA GRANDE GUERRA: IL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE DEL TRINCERONE – KOPFSTELLUNG. INTERVISTA AD ALESSANDRO ANDREOLLI.a cura di Alessandro Tricoli

La memoria della I Guerra Mondiale non passa solo attraverso l’approfondimento della ricerca storica, ma anche attraverso la riscoperta, la conservazione e la valorizzazione delle testimonianze materiali che

Ingresso al sistema sotterraneo del “Sass dei Usei” – postazioni per mitragliatrici in caverna.

a quegli eventi sono indissolubilmente legate. In questo senso ha un valore paradigmatico il recente intervento di recupero, sul monte Zugna nei pressi di Rovereto, del sistema difensivo del Trincerone – Kopfstellung, collocato lungo il settore del fronte bellico dove Italiani e Austro-Ungarici si fronteggiarono nel modo più diretto e drammatico.
Ne abbiamo parlato con Alessandro Andreolli, l’architetto che con Giorgio Campolongo, ne ha curato il progetto di recupero e valorizzazione.

A cura di Alessandro Tricoli.

Iniziamo con una breve introduzione, cercando di chiarire perché è importante da un punto di vista storico il Trincerone – Kopfstellung.
“L’importanza dello Zugna deriva principalmente dalla sua posizione. Questa montagna permetteva di controllare le provenienze nord-sud fra Regno d’Italia e Impero Austro-Ungarico, tanto da diventare fondamentale nella Strafexpedition, la spedizione punitiva del maggio 1916. Gli Austro-Ungarici volevano scendere verso Vincenza e Padova per tagliare i rifornimenti all’Esercito italiano schierato sul fronte dell’Isonzo, e per raggiungere questo obiettivo dovevano avere il possesso dello Zugna. Il Trincerone italiano, che era stato costruito nell’estate precedente, è stato il primo punto dove la Strafexpedition è stata fermata. L’unicità dello Zugna è data dalla possibilità di attraversare l’intero fronte, passando dalle retrovie alla prima linea Austro-Ungarica e, attraverso la terra di nessuno, arrivare fino alle difese e alle retrovie italiane. Tutto è collegato da una strada, manufatto militare austro-ungarico antecedente la guerra, che doveva servire per la realizzazione di un forte sulla cima della montagna.”

Passiamo ora al progetto di recupero di questa struttura, cercando di chiarire se si tratti di un intervento isolato o se faccia parte di una rete più ampia di siti della I Guerra Mondiale, oggetto di interventi di recupero.
“L’intervento s’inserisce nella più ampia rete di recupero di siti della I Guerra Mondiale avviata in previsione del Centenario. In particolare in Trentino è stata istituita una rete che si chiama Trentino Grande Guerra che accoglie gli interventi in parte realizzati dalla Provincia di Trento, in parte da associazioni o da altri enti, nonché le possibilità di visita a siti, musei, memoriali. Il progetto sull’area delle prime linee – il Trincerone – è stato ad esempio commissionato dalla Fondazione del Parco Botanico del Cengio Alto che era una fondazione privata, mentre l’estensione del progetto – che interessa le retrovie ed il sistema sotterraneo – attualmente in corso, è stata realizzata con la committenza del Comune di Rovereto (sempre con la consulenza storica del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e quella scientifica del Museo Civico di Rovereto). Mentre il primo intervento è stato completato nel 2011, ben prima del Centenario, con l’estensione del progetto siamo nel pieno del Centenario. In realtà l’obiettivo è quello di scavalcare questo evento la cui celebrazione durerà tre anni, per cercare di valorizzare un intero settore di territorio ampio come il crinale della montagna, tenendo l’asse storico come asse portante, ma dando lettura anche degli altri livelli del paesaggio che su di esso convergono.”

Parliamo adesso dell’intervento nello specifico. Quando siete arrivati sul posto che evidenze rimanevano della Prima Guerra Mondiale?
“Con la fine della Guerra parecchi manufatti sono stati distrutti, in particolare privati del ferro dai recuperanti. All’interno dei manufatti sono stati concentrati anche i proiettili inesplosi e sono stati fatti dei brillamenti. Ma l’operazione principale è stata la piantumazione di un bosco negli anni Sessanta, tantoché l’immagine che si ha oggi dello Zugna è quello di una montagna boscosa. Si tratta di un’immagine che non è assolutamente propria a questo luogo, che è in realtà una montagna dove la vegetazione è sempre stata scarsa, in particolare per l’uso del legname a fini domestici fatto dalla popolazione locale. Dunque i manufatti non erano immediatamente riconoscibili ed è stata fondamentale la collaborazione di Tiziano Berté, uno storico del Museo della Guerra che ci ha guidato nel riconoscere i vari manufatti e i vari ambiti.”

Bene. Cerchiamo di riassumere adesso il progetto in tre – quattro punti focali…
“Innanzitutto si è intervenuti cercando di recuperare in maniera organica il sistema storico della Prima Guerra Mondiale, distinguendo le modalità operative a seconda che si trattasse del settore delle prime linee, le retrovie o il sistema sotterraneo.
Nel settore delle prime linee, si è recuperata l’area compresa tra i due opposti schieramenti, la terra di nessuno. L’operazione principale è stata quella di tagliare la vegetazione tra i due manufatti, in modo che questi potessero dopo cento anni tornare a guardarsi, riscoprendo cosi la ridotta distanza che li separava, di appena 35 metri.
Nelle retrovie, l’intervento si è concentrato sui singoli manufatti testimoni delle varie tematiche storiche (logistica, artiglierie, zone di comando, cimiteri) ma anche sull’identificare gli altri livelli di lettura del paesaggio dello Zugna.
Per quanto al sistema sotterraneo, ne è stata evidenziata l’esistenza mediante la pulizia degli ingressi ai vari ambiti, ed è stato recuperato un settore significativo.
A legare tutto, un percorso organizzato con strutture didattiche che adesso guidano il visitatore alla scoperta del luogo, oltre a sistemi virtuali accessibili da qr code.”

Quale è stata la ricezione dell’intervento?
“Parlando del recupero del Trincerone, c’è stata un’iniziale incomprensione da parte di qualcuno perché qui, a differenza che in altri interventi di recupero, nel riconfigurare parti mancanti della testa del manufatto, fondamentali per la comprensione dello stesso, si è scelto di rendere evidenti le aggiunte contemporanee dalle preesistenze utilizzando del calcestruzzo, materiale tra l’altro impiegato in origine nello stesso manufatto.
In realtà i dubbi sono stati presto fugati, perché si è fatto comprendere come tali integrazioni fossero assolutamente importanti per la comprensione dell’immagine e della funzione stessa del manufatto, oltre al far comprendere come diversi altri manufatti del sito facevano già uso di questo materiale e, più in generale, perché si è compresa la finalità complessiva dell’intervento, non limitata al ripristino di una trincea ma estesa al recupero di un intero settore di fronte, tantoché il progetto è stato uno dei vincitori del premio di architettura Costruire il Trentino 2009-2012.
Attualmente, il percorso è frequentato da scolaresche, gruppi organizzati e singoli, appassionati storici o meno, e la cosa che impressiona generalmente è proprio l’immediatezza degli opposti schieramenti, oltre alla articolazione della struttura del fronte e agli stupendi panorami che lo Zugna offre; è infine una riscoperta generale del valore della montagna, la qualità e bellezza del suo paesaggio.”

Alessandro Tricoli

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