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POLITICA NEW AGE? AHI, AHI, AHI…

I candidati alla Casa Bianca, Donald Trump (70 anni) e Hilary Clinton (69 anni).

Il trionfo elettorale di Donald Trump non segna solamente un’inversione di tendenza globale nell’approccio degli Stati Uniti con sé stessi, ma esige il coraggio di trarre alcune conclusioni da fatti tanto inoppugnabili quanto rimossi.

Cessato il coro a reti unificate che per mesi ha assordato l’Italia con ondate compatte di propaganda elettorale non filo-democratici USA ma filo-Clinton, è forse il momento di far decantare le polveri e riprendere in mano tanto per iniziare solamente alcuni dati essenziali per ogni europeo:

a) Con Trump risorge e vince la lunga tradizione isolazionista statunitense che dai tempi della Guerra Civile americana si è contrapposta alle utopie secolarizzate del protestantesimo americano, cristallizzate nelle allucinazioni relative al cd. “destino manifesto” e dell’imperialismo americano degli ultimi due secoli. Per quanto concerne il ‘900, ci si limiti qui a ricordare il nome di Charles Lindberg. Il programma di politica estera del nuovo Presidente, se realizzato coerentemente, rappresenta per l’Europa tutta una opportunità quale non si è mai presentata dal crollo del socialismo realizzato.

b) Di fronte al bilancio della globalizzazione, tutto il mondo condivide una cesura sociale e culturale inedita: sia negli USA che in Europa, a fronte di un compatto ma elitario fronte di “minoranze illuminate” che pretendono di incarnare il senso della storia (se non proprio “la fine della storia”), e che si identificano con i circoli dell’alta finanza, dei media e della gestione economica del potere politico (una volta si sarebbe parlato di “partitocrazia”), emerge una spinta dal basso, popolare e popolana, che utilizza l’arma del consenso democratico per mettere in crisi la gestione giacobina della democrazia occidentale. Chi si rilegga Augustin Cochin capirà meglio perché.

c) Il condizionamento massmediale, che pretende di sostiuire alla realtà una rappresentazione artificiale, imponendola tramite il massiccio ricorso a tecniche di condizionamento operante di perfetto modello skinneriano, dimostra di scivolare sempre più. Cancella il dissenso e ogni alternativa dallo spazio egemonizzato della comunicazione pubblica, ma con tutta evidenza NON dalle urne elettorali. Questo spiega l’ennesimo granchio preso da commentatori, esperti e docenti universitari interni al meccanismo dela riproduzione endogena del potere culturale globalizzante. Le dichiarazioni odierne del radicale ed “americanista” a reti unificate Massimo Teodori dimostrano quanto l’illusione abbia in questa élite giacobina sostituito pericolosamente la realtà. Ovvero, non basta esorcizzare il “populismo” per recuperare credibilità.

d) Questo si è dimostrato vero negli USA, ma ancor più nelle  sue colonie, come l’odierna Italia.

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