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SOMMERSI DALL’OSCURANTISMO DELL’EGEMONIA TECNOSCIENTIFICA. Di F. Hadjadj*

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Se un uomo del Medioevo sbarcasse nel tempo presente sarebbe probabilmente colpito dal suo oscurantismo. So bene che per questo genere di fiction si prende di solito un extraterrestre. Ma all’epoca di Google Earth siamo noi quasi extraterrestri e abbiamo bisogno di un “intraterrestre” per misurare la nostra situazione di imponderabilità ontologica. Il contadino medievale sembra più adatto a questo scopo. E lo è ancor di più proprio per l’accusa di oscurantismo che noi rivolgiamo alla sua epoca. Lui è disperso nelle “tenebre del Medioevo” mentre noi siamo gli eredi dell’illuminismo. Bisogna tuttavia ammettere che, pur sottoscrivendo la tesi progressista secondo la quale i Lumi non hanno smesso di aumentare fino ad ora, alla fine sono diventati accecanti. Il nostro uomo del Medioevo sarebbe innanzitutto stupito incontrando gente che gli dice che il Sole non gira attorno alla Terra, quando la sua traiettoria nel cielo, il suo sorgere e il suo tramontare, saltano agli occhi di chiunque. Se gli si raccontasse che persone dello stesso sesso possono costituire una famiglia assentirebbe volentieri, ma resterebbe poi sconcertato apprendendo che la famiglia in questione non è religiosa e non abita in un convento. Sarebbe ancor più sbalordito nel sentirci adoperare le parole “icona”, “muro” “finestra”, “scrivania”, “copiare” per realtà che sono ogni volta dei “pulsanti”, ma non dei veri “pulsanti”, e sui cui si preme attraverso un “topo” (mouse). Compiangerebbe la nostra credulità che ci fa preferire il latte nascosto in una scatola asettica e stampata con numerosi segni cabalistici al latte fumante che sgorga dalla mammella di una capra che odora ancora di caprone. Il nostro oscurantismo diverrebbe per lui flagrante soprattutto nelle nostre abitudini interamente modellate da quella stregoneria che consiste nel pronunciare brevi invocazioni in piccole aperture chiamate microfoni e ottenere in questo modo, in tempi più o meno brevi, effetti completamente sproporzionati, magici, come il ricevimento di un pacco di prodotti cosmetici o l’apparizione di una figura parlante ed animata (fantasma ? demone?). È qui necessaria una precisazione. Dove c’è oscurità reale, ma anche dove c’è vero mistero, non può esserci oscurantismo. La notte è notte, e quando si mostra come tale, e cioè nera, essa si presenta con chiarezza. L’oscurantismo presuppone una luce del giorno accessibile, ma che ci è sottratta o in modo strutturale, attraverso un dispositivo, o in modo intenzionale, da un’oligarchia schiacciante. Non può esserci oscurantismo nel mistero della transustanziazione (ma solamente presenza o assenza di fede), mentre può essercene con l’impero degli esperti, poiché costoro posseggono un sapere in linea di principio accessibile, ma che in effetti rimane irraggiungibile dalla maggioranza. L’oscurantismo contemporaneo rimanda in verità ad un’egemonia multiforme: 1) L’egemonia della tecno-scienza. Ogni scienza, a ogni epoca, implica necessariamente la divisione tra quelli che sanno e quelli che non sanno. Un tempo, tuttavia, nella vita quotidiana, il rapporto si invertiva: il sapiente doveva umiliarsi davanti al contadino e all’artigiano che detenevano le abilità necessarie alla sua sussistenza. Col dispositivo tecno-scientifico, il savoir-faire è sostituito dalle scienze applicate, le cui equazioni e le cui costruzioni sono così complesse e sofisticate che il rapporto non si inverte più: nella vita quotidiana, il consumatore è interamente dipendente da un sistema i cui meccanismi sono conosciuti solamente da un ogni piccolo numero di specialisti, e in verità ogni specialista conosce solamente una parte del dispositivo. Nessuno, in fondo, sa concretamente in cosa consista il funzionamento degli oggetti elettronici che utilizza tutti i giorni, né l’economia materiale che i suoi componenti richiedono. 2) L’egemonia dell’informazione. Non ci sono solamente l’ipertrofia e l’accelerazione dell’informazione, che ci impediscono di giudicare obiettivamente e di riflettere, né una semplice proliferazione di slide – visuali senza profondità – che si scacciano l’un l’altra e che non hanno niente a che vedere con le immagini medievali il cui il simbolismo esigeva sempre il raccoglimento. L’essenza del nostro neo-oscurantismo può essere afferrata a partire da un’osservazione di Vladimir Volkoff nella sua Piccola storia della disinformazione: «Il fatto non è una notizia. Un fatto diventa una notizia solo quando un informatore informa un informato». Accade oggi, a causa della digitalizzazione generalizzata e delle teorie cibernetiche, che l’informatore e l’informato siano essi stessi considerati come informazione. E dunque il fatto e la notizia si scambiano i ruoli: un fatto esiste solo nella misura in cui appare sui nostri schermi, un informatore ha realtà solo in quanto ingranaggio del grande macchinario dell’informazione. 3) L’egemonia della merce. I meccanismi dello scambio commerciale, la creazione monetaria, le macchinazioni finanziarie, l’equivalenza forzosa tra tipi di lavori e di prodotti molto diversi tra di loro e i prezzi e le tariffe di tutto questo, sono cose incomprensibili per la maggioranza e specialmente per i più saggi tra di noi. Marx parlava già del “carattere mistico” della merce. Attraverso la mercificazione, i valori d’uso, che sono qualità differenti, diventano valori di scambio, e cioè quantità differenti, omogeneizzate da quell’unità di valore universale che è il denaro. Il prezzo appare come un “rapporto di cose” la cui forma è “fantastica” : un computer equivale a duecento tavolette di cioccolato. Ma questo pseudorapporto tra le cose si fonda in realtà su un rapporto sociale che è nascosto, e che deve esserlo, altrimenti la violenza dei metodi di produzione apparirebbe alla luce del sole: «Per trovare un’analogia per questo fenomeno, bisogna cercarla nella regione nuvolosa del mondo religioso». Marx afferma così che l’oppio dei popoli e l’oscurantismo strutturano il capitalismo innanzitutto come religione nebulosa. Il nostro uomo del Medioevo se ne sarebbe certamente accorto. L’economia era per lui innanzitutto familiare e agraria e la merce aveva solo un ruolo secondario nella sua sussistenza. La conoscenza del mondo passava attraverso dei volti conosciuti a cui accordare o non accordare fiducia e non dipendeva da una informazione senza informatore, fintamente trasparente ma proprio per questo ancor più ingannevole (perché si presenta come al di là delle relazioni di fiducia). La tecnica, infine, corrispondeva agli attrezzi che egli poteva tenere in mano e non ad apparecchi elettronici dal funzionamento oscuro.

F. Hadjadj
*Avvenire, domenica 11 giugno 2017

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