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EUROPA EUROPAE: UN LIBRO SU COME FRANCO CARDINI PENSA E VORREBBE L’EUROPA DI DOMANI. Di Marcello Ciola

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F. Cardini, EUROPA EUROPAE. STORIA, MITO, UTOPIA, ILUSIONE., Edizioni Il Cerchio, 2017.

Trovarmi davanti allo schermo per scrivere la recensione del libro Europa Europae del Prof. Cardini mi ha costretto a guardare il vuoto, perplesso, per diversi minuti. Questo senso quasi di smarrimento era dovuto al fatto che recensire qualcosa significa sostanzialmente esserne “esperti” e, seppure i temi trattati nel libro siano di mio interesse, ritenersi in grado di recensire uno dei miei “maestri” (che io lo consideri tale, Cardini ovviamente non lo sa) mi pare alquanto arduo e pretenzioso. Fortunatamente, Europa, Europea è un’opera sostanzialmente divulgativa, seppure documentata in maniera puntuale, e non utilizza né il registro né la struttura dell’opera “accademica” e questo lo si può capire fin dalla copertina: infatti, la collana “La Bottega di Eraclito” de Il Cerchio Edizioni è espressamente dedicata alle opere a carattere divulgativo (o per la formazione di giovani menti). Questo mi ha semplificato di molto “il lavoro”: il testo di più di 200 pagine si legge in pochissimi giorni grazie anche alle note e alla capacità espositiva dell’autore, in grado di chiarificare concetti anche molto complessi – e non a caso non utilizzo il termine “semplificare”.

Guardando l’indice, il testo si presenta come una raccolta di articoli pubblicati da Cardini tra il ’99 e il 2004 che esprimono e descrivono il suo maturo sentimento europeista (termine facilmente fraintendibile ma chiaramente definito all’interno del testo). Questo europeismo non passa solo attraverso le argute e profonde considerazioni che l’autore fa, ad esempio, sul rapporto tra Europa e Occidente, sulle idee di numerosi autori che vanno da Julian Benda a Samuel Huntington o sulla politica dell’Unione Europea: si possono anche trovare riflessioni sulla vita personale dell’autore, sul suo rapporto con le figlie o con il padre, da cui “scontro-incontro” generazionale si evince la grande dinamicità del concetto stesso di Europa e di patria (patrie) che nel sentire delle persone e delle società si evolve nel giro di una o due generazioni. L’enfasi presente nei 31 articoli raccolti nel libro è, probabilmente, anche condizionata dal periodo storico in cui sono stati scritti: quelli erano anni in cui in Europa da un lato montava un forte sentimento anti-americano (dovuto ai fallimenti della Nato nei Balcani e in Asia centrale e Medio Oriente) e dall’altro iniziava a farsi sentire un rinnovato sentimento europeista stimolato dal proficuo dibattito sulla Costituzione Europea – progetto accantonato poi nel 2007. Se si fa questa contestualizzazione temporale, si comprende bene perché Cardini pone l’accento su certi concetti fondamentali quali le radici culturali, o meglio, spirituali dell’Europa e sul “problema” dell’europeo (o di “fare l’europeo”). Dall’analisi dell’autore emerge l’idea di un’Europa caratterizzata dal suo pluralismo che risolve il problema dell’identità o delle identità nelle sue differenze interne, cuore pulsante della sua storia e, sembrerebbe paradossale ma è così, vero elemento unificatore del Vecchio Continente. Dal suo pluralismo ne scaturisce l’idea di Europa come “arcipelago dall’identità dinamica” alla cui costruzione hanno contribuito nei secoli diverse culture come quella ellenistica, romana, cristiana e, in una certa misura, musulmana ed ebraica. L’apporto di queste culture non è stato né “naturale” né costante nel tempo, ma riscoperto da studiosi e uomini di Stato a seconda dell’avvicendarsi delle epoche. Portando lo sguardo sul presente, Cardini arriva alla conclusione che il pericolo per l’Europa di oggi (come nel 2004) non è l’identità musulmana portata dai pur consistenti flussi migratori africani ma l’omologazione culturale degli europei e la pigrizia di chi nell’Europa ci ha creduto in passato e ora sta perdendo le speranze. Dunque bisognerebbe impegnarsi a qualsiasi livello per salvare la “Casa Europa” che rischia di crollare sotto il peso di un tetto (la moneta) a cui mancano le fondamenta (la cultura, la toga, la spada). Il disegno di questa Europa è metaforicamente simile al proprio inno: una bella musica su cui non vi è nulla da cantare e l’ipotesi di una costituzione europea è stata una buona opportunità (con molti limiti) per dare “un testo da cantare” a questa Europa “muta” che per sopperire agli squilibri ha iniziato a pensare alla soluzione delle “due o più velocità”, forma di solidarietà non ottimale ma non del tutto negativa, che però ha condizionato gli Stati europei più “solidi e veloci”, Francia, Germania e Inghilterra, a formare una sorta di Direttorio che ha guidato l’UE nella prima parte degli anni 2000, soprattutto nella fase dell’allargamento a est. Direttorio che ha iniziato a disgregarsi a partire dalla crisi economica del 2008 fino al suo sbriciolamento dovuto alla Brexit che si sta consumando in questo periodo. Il libro di Cardini non si limita però alla raccolta di articoli che pure molto dicono dell’Europa dei giorni nostri; il testo è arricchito da una introduzione a carattere “storico” e da una conclusione e una post-fazione in cui l’autore suggerisce delle “vie di uscita” al vuoto identitario e ai vari escamotage nazionalisti (o cripto-nazionalisti) che bloccano il processo di integrazione europea. Una su tutte la creazione di una storia europea e una storia globale libere dalla narrazione che fa massiccio uso di categorie storico-filosofiche occidentali che tendono a fare e disfare la storia a proprio uso e consumo ammazzando il più delle volte le diversità, le particolarità e la pluralità, caratteristiche fondamentali per una più genuina e meno strumentale comprensione della complessità storica non solo europea (che non è occidente) ma, appunto, globale.

Euoropa, Europae è un testo che stimola molte riflessioni e molti quesiti sulla storia e sull’attualità europea e dà validi motivi per liberarsi dalla trappola della “letteratura del declino” che vuole annichilirci nella pigrizia e nell’omologazione. Da questo punto di vista, il libro si rivela una buona panacea per chi sta perdendo la fiducia nell’Europa.

Marcello Ciola

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