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FASCI LITTORI: TRA SIMBOLO CLASSICO DEL POTERE E OGGETTO DA ESECRARE. Di Roberto De Albentiis

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Chi scrive, un paio di mesi fa, si era già occupato delle balzane proposte legislative dell’onorevole Fiano (http://www.domus-europa.eu/?p=7052 ), e ora, esattamente a due mesi di distanza, possiamo iniziare a tirare delle iniziali somme: è stato infatti approvato alla Camera, in data 12 settembre, il d.d.l. tanto discusso sulla c.d. propaganda fascista, passato con 261 Sì, 122 No e 15 Astensioni, che, qualora venisse approvato in via definitiva al Senato, introdurrebbe un nuovo articolo nel Codice Penale, il 293 bis, tra i delitti contro la personalità dello Stato.

Sorvoliamo sull’evidente ironia di un articolo sulla propaganda fascista inserito in un Codice fascista (ne verranno condotte al macero tutte le copie?), e andiamo alla lettura della norma: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici”. Ciò di cui scrivevo due mesi fa in maniera ironica (“Dovrebbero finire in galera pure i cultori di antiquariato che nei mercatini acquistano spille, monete e tessere del Ventennio…?”) rischia di diventare realtà; chi ci dice poi che non si passerà alla censura delle opere di Renzo De Felice, o agli stessi scritti originali di Giovanni Gentile e dei fratelli Alfredo e Arturo Rocco? La censura varrà per l’intero Partito fascista o nazionalsocialista, o da essa verranno risparmiate persone come i fratelli Strasser, esponenti della sinistra del Reich? Inoltre, se ci si riferirà alle idee e ai saluti (leggermente diversi da quello fascista italiano) della Falange spagnola, del Rex belga o della Legione romena, si rischierà ugualmente qualcosa? E mi fermo qui perché mi rendo conto che molte di queste cose, di queste persone e di queste divisioni non sono affatto conosciute dalla maggioranza delle persone, men che meno dei nostri parlamentari, che non brillano per conoscenze storiche e politiche. Qui non si sta parlando semplicemente di sovversione dell’ordine democratico (reato la cui punizione è già ampiamente prevista nel nostro ordinamento), si sta parlando di criminalizzare idee e comportamenti, in violazione degli stessi valori costituzionali e del principio di tassatività penale.

Uno dei simboli principali e iconici della proposta dell’onorevole Fiano è il fascio littorio: certamente tale simbolo venne adottato da Benito Mussolini per i suoi Fasci di Combattimento e poi per il Partito Nazionale Fascista, ma esso risale all’antichità italica, etrusca e romana. Simbolo del potere regio e poi repubblicano, simbolo di auctoritas e justitia e infine dell’ imperium, i fasci di bastoni ornati di scure erano portati dai littori, funzionari istituiti, secondo la tradizione, dallo stesso Romolo per proteggere il Rex e gli altri magistrati; senza ricorrere ad una lettura di Renè Guenon o di Giandomenico Casalino, basta leggere un semplice autore romanistico (un Giuliano Crifò, ad esempio, peraltro di formazione marxista) per comprendere l’importanza spirituale e simbolica di tale strumento, simbolo del mos majorum e della libertas e della legalità repubblicana e poi del potere divino imperiale. Chi poteva avere dei littori o maneggiare dei fasci aveva il potere, potere, però, che doveva esercitare con giustizia, secundum jus, e tale forza evocativa è sempre stata così forte che ha attraversato indenne la storia per secoli: si pensi al Medioevo cristiano, alle due grandi Rivoluzioni statunitense e francese, fino ai grandi moti popolari e socialisti dei Fasci siciliani e del Fascio Parlamentare per la difesa nazionale, tutti in qualche modo in continuità con la Roma classica; se ci si pensa il Fascismo mussoliniano è arrivato solamente dopo, e ancor più dopo sono arrivati i movimenti simil- o para- fascisti europei o latino-americani o medio-orientali (sì, perché il fascismo ebbe un richiamo potentissimo anche fuori Europa, e nel movimento socialista arabo il saluto c.d. romano è un saluto ancora oggi utilizzato, con buona pace degli antifascisti nostrani). O che dire degli stemmi ufficiali di Francia e Stati Uniti, o della maggior parte delle ex-colonie africane francesi, che espongono bellamente i fasci littori di derivazione francese tra i propri simboli. Sarebbe curioso vedere un’accusa di fascismo al Camerun (o all’Ecuador), mentre si può star sicuri che nessuna accusa e nessuna velleità censoria verrebbe mossa contro i simboli delle fantocce Repubbliche giacobine portate al potere dagli occupanti francesi di fine XVIII secolo. Il fascio, simbolo non di violenza, ma all’opposto di giustizia e legalità, e di libertà, è un simbolo troppo forte e troppo antico per essere cancellato da una discutibile norma penale.

Norma penale peraltro che andrebbe, nell’ipotesi in cui venisse approvata e successivamente applicata, a guastare ancora di più la giustizia penale italiana: quando assistiamo a processi sempre più lunghi e difficili, quando assistiamo a vergognose e incredibili depenalizzazioni, quando vediamo le nostre città fortemente insicure, assisteremmo invece all’impegno di giudici e investigatori per inquisire persone dalle idee diverse da quelle della maggioranza parlamentare o governativa. Giudici e avvocati dovrebbero perdere tempo, magari con l’ausilio di una CTU e di una CTP, se l’aver alzato leggermente il braccio per salutare qualcuno o l’aver sollevato il mento richiamino al fascismo? Se non ci fosse da preoccuparsi, sarebbe da ridere. Sarebbe un netto arretramento della civiltà giuridica, oltre che, chiaramente, un’evidente autotutela giudiziaria della (attuale) maggioranza di cui sopra, che sente sempre più il terreno franare sotto i piedi, e che appare ancora più colpevole nei confronti della cittadinanza di quanto non fosse: in un periodo in cui, tra le varie cose, la disoccupazione giovanile è quasi al 40% (vedasi qui http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-08-31/lavoro-l-istat-luglio-aumentano-occupati-ma-cresce-disoccupazione-giovanile-093734.shtml?uuid=AEpWLpKC  ), la situazione migratoria è disastrosa e foriera di rischi legati al terrorismo e di crimini odiosi come lo stupro (basti solo citare le recenti e brutali violenze sessuali di Rimini e Roma), il maltempo, tra Livorno e Roma, ha provocato danni e perfino morti, è assurdo e, oserei dire, criminale, che la prima cosa di cui abbia dibattuto la Camera al rientro dalle vacanze sia la proposta dell’onorevole Fiano sulla propaganda fascista, peraltro a suo tempo criticata da un organo indipendente, moderato e liberale come l’Unione delle Camere Penali (http://www.camerepenali.it/public/file/Stampa/2017/luglio_2017/11-07-2017_Articolo_Propaganda-fascista_Il-Giornale.pdf ).

I fasci littori sono un simbolo storico e perfino giuridico antichissimo, precedente il fascismo (e il fascismo solo, non avendo mai il nazionalsocialismo adottato tale simbolo e anzi rifiutando la grande eredità, anche giuridica, classica in nome di un assurdo e antistorico sciovinismo norreno e germanico) e ad esso superiore, simbolo antico di libertà e autorità: la prima si vuole oggi comprimere, accusando magari altri di essere un pericolo per essa, e la seconda non la si possiede neanche lontanamente. Chiaro è quindi il perché ci si scagli contro tale simbolo, come anche è chiaro il perché ci si scagli contro un regime passato e un nemico ormai morto e sepolto da decenni: perché la nostra classe politica, culturale, giuridica non può che sentirsi in un complesso di inferiorità nei confronti di una tale eredità e non può che avere paura di una comunità e un popolo per cui non sta facendo niente; le leggi e i lasciti fascisti, pensati durante il Ventennio per tutti gli italiani del futuro, resistono ancora oggi, mentre delle leggi e dei lasciti della classe dirigente attuale non rimarrà un giorno nulla.

Non bisogna avere paura del passato, così come non bisogna avere paura delle idee diverse, o degli antichi simboli tradizionali italici e che però hanno sempre rappresentato un modello per il mondo, anche quello più lontano dalla civilizzazione europea come i Paesi africani ex membri della Françafrique; i grandi giuristi romani che ancora oggi studiamo e il cui pensiero è alla base delle leggi e dei sistemi giuridici di più della metà dei Paesi del mondo hanno agito in un sistema il cui emblema era il fascio, così come, in piccolo, in Italia i migliori prodotti legislativi sono quelli dei giuristi che si sono formati e che hanno agito sotto il regime del fascio.

Per finire, termino questa mia riflessione, invero più storico-filosofica che penalistica (essendomi comunque occupato del lato penalistico nel precedente articolo), con un pensiero del professor Alessandro Campi, professore associato di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università di Perugia: “Caro Emanuele Fiano,
di ‘abrasione’ in ‘abrasione’ del passato e della storia non resterà più nulla. Ma questo non ci renderà moralmente migliori o cittadini più consapevoli. Non sarà il dovere della memoria (che in realtà rischia di essere una pericolosa dittatura) a rendere la politica nuovamente credibile o a salvare la democrazia dai suoi mali. Ciò che ci aspetta è solo un Grande Vuoto. Guardi solo a come si è ridotta, a furia di elidere, cancellare, rimuovere, dimenticare, condannare e spurgare quella sinistra di cui lei è il perfetto rappresentante odierno: nessuna idea, nessuna capacità progettuale, solo grandi proclami valoriali e parole altisonanti.”.

Roberto De Albentiis

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