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A VOLTE RITORNANO. IL NOUS REVOILA’ DEGLI “ANTICOMPLOTTISTI IMMAGINARI”. Di Franco Cardini

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Si sono rifatti vivi. Del resto, ci siamo abituati. Come fin troppo ben sanno  tutte le persone che seguono con un minimo di attenzione gli avvenimenti odierni nonostante la cortina fumogena imposta dai media (i quali d’altronde fanno il loro lavoro di chief executive officers dell’ancor formalmente Superpotenza, del “complesso militare-industriale” già a suo tempo denunziato dallo stesso Eisenhower e delle lobbies finanziarie: per cui, lasciamoli lavorare), la questione dell’11 settembre 2001 non è affatto chiusa. Le indagini ufficiali si sono concluse nonostante i molti dubbi al riguardo, i risarcimenti alle famiglie danneggiate sono stati erogati in qualche misura: ma è ancora in sospeso la questione del documento di 28 pagine dattiloscritte a lungo secretato dopo essere stato redatto già nel 2002, divulgato dall’amministrazione Obama e contenente fra l’altro accuse nei confronti di personalità saudite (ne è stata pubblicata una versione censurata il 15 luglio del 2016). Altre faccende restano in ombra: non ultima, la vicenda del famoso volo American Airlines 757 dirottato e che avrebbe colpito il Pentagono. Nel 2006 a tal riguardo fu diffuso un video, che però lasciava il tempo che trovava data la mancanza d’immagini chiare; circolavano in effetti alcune foto, ma poco probanti, Nell’aprile del 2017 l’FBI non poté per questo esimersi dal  cercar di rimediare rendendo pubbliche 27 foto che avrebbero dovuto mostrare i resti del velivolo e la parte dell’edificio colpito. In verità, si trattava di roba già vecchia, che gli osservatori conoscevano, e che era sospetta soprattutto in quanto, nell’incertezza generale dei fotogrammi, chiaro  spiccava quello che consentiva, con le sue scritte, d’identificare il volo. Qualunque osservatore attento, anche se privo delle più elementari nozioni di critica delle fonti storiche, avrebbe definito quella fonte come “molto sospetta”, se non vera e propria fake news. Ora, ecco che la faccenda di quelle vecchie foto ritorna a galla: e qualcuno cerca di rifilar questa minestra riscaldata come se fosse fresca di giornata.

Ebbene: a suo tempo il grande Prezzolini fondò la “Società degli Apoti”, cioè di “Quelli che Non La Bevono”. Ma gli “anticomplottisti immaginari”, quelli che in chi dice cose diverse dalle loro fiutano sempre il “complotto”,  debbono essere anche degli antiprezzoliniani convinti: e, da parte loro, sono dei Panpoti, “Quelli che Le Bevono Tutte”.  Di recente si sono rifatti vivi: e sono discesi di nuovo in pista rispolverando fra l’altro tutte le loro vecchie glorie: a cominciare dai libri di G. Dasquié, di J. Guisnel, di M. Polidoro  e di V. Coralluzzo (quest’ultimo, il più “recente”, datato 2009…). Sono ridiscesi in pista per ribadire che a proposito del Nine Eleventh tutto è chiaro, che tutte le controtesi sono prive di fondamento – a partire da quelle di Thierry Meissan, di Giulietto Chiesa e di Roberto Vignoli, confutate come “antiamericane” mai però contraddette da argomentazioni chiare ed efficaci -, che nulla è più in ombra, che i famosi documenti di Muhammad Atta sono autentici e  addirittura oro colato (ma già nel 2004 Marina Montesano, in Mistero Americano edito dalla Dedalo Libri di Bari, aveva limpidamente dimostrato il contrario). I famosi “documenti autentici” di Muhammad Atta si aprono, tanto per la cronaca, con la seguente fantasiosa versione della Basmala musulmana: “Nel nome di Dio, di me stesso e della mia famiglia”: qualunque buon musulmano vi spiegherà che basta quest’incredibile bufala a screditare tutto il resto.

D’altronde, su tutta questa faccenda, i molti scritti del noto giornalista statunitense Robert Fisk avevano da tempo fatto sufficientemente chiara luce: cercate e leggete i suoi scritti. Ma gli “anticomplottisti immaginari” parlano e scrivono senza leggere e  senza star a sentire nessun altro, senza avvertire il bisogno di comprovare quanto dicono; quanto al confutare le tesi altrui, essi ricorrono al puro e semplice esorcismo deonizzante (i loro avversari sono sempre “antiamericani”, spesso anche “antisionisti” e quindi, automaticamente (?!), “antisemiti”, pertanto – perché no? – “razzisti” e magari “nazisti”. Alcuni “anticomplottisti immaginari” particolarmente ardimentosi si sono spinti ad immaginare un fronte “verde-rosso-bruno” (fatto di musulmani, comunisti e nazisti in spregevole combutta contro il Fronte del Bene rappresentato da chi difende le mirabili sorti e progressive del Felice Occidente.

Non c’è dubbio che utilizzando sistematicamente al controinformazione e la calunnia al posto del pacato ragionamento e del sereno dibattito gli “anticomplottisimi immaginari” ottengano, o quanto meno fino ad oggi hanno ottenuto,  l’appoggio di fior di media: come molti ricorderanno, tanto per far un esempio minimale che personalmente mi riguarda, la diplomazia della Superpotenza Amica dovette a suo tempo intervenire, con la sua nota delicatissima discrezione, per “consigliare” all’editore Laterza di ritirare dalla circolazione il libro La paura e l’arroganza da me coordinato, nonostante un ampio arco d’intellettuali e di studiosi che al di là delle rispettive differenze politiche vi aveva collaborato  – da Noam Chomski ad Alain de Benoist – vi documentasse con interessanti e originali argomenti e con prove importanti la scarsa credibilità delle versioni ufficiali di quanto accaduto l’Undici Settembre.

Ma quanti sono gli “anticomplottisti immaginari”? Sono in tanti: e qualcuno nemmeno pagato per esserlo. Sono tutti quelli secondo i quali a proposito del Nine Eleventh   tutto è chiaro e concluso, mandanti ed esecutori del pluriattentato dell’11.9. sono stati con certezza individuati, tuttovabenmadamalamarchesa e chi dice il contrario è un “complottista”. A tale riguardo, si sono versati fiumi d’inchiostro sulle varie “teorie del complotto”, per dimostrare ch’esse sono un ricorrente genere pseudoesegetico e pseudostorico.

Ora, che il pancomplottismo sia una bufala, siamo tutti d’accordo; che il “Grande Complotto” (quello a capo del quale c’è il Grande Vecchio, il Consiglio dei Savi Anziani di Sion, la Sinarchia, il Veglio della Montagna, i Superiori Sconosciuti, i Signori di Shambalah o dell’Agharthi, l’Impero-Che-Colpisce-Ancora, l’Organizzazione Spettro, il Papa Nero eccetera eccetera) non esista, va da sé. Ma le manovre occulte, gi accordi di potere, i “cartelli” finanziari, le lobbies e i “patti segreti” (uno strumento diplomatico, fra l’altro, di cui si è usato e spesso abusato dal Settecento ad oggi) esistono eccome. Eppure, nella fattispecie di quel che succede oggi, il parlarne è “complottismo”; e come pseudoragioni e vaneggiamenti dei “complottisti” si cerca di far passare qualunque tipo non solo d’ipotesi, ma addirittura di tesi suffragata da prove documentarie (o anche semplicemente di legittimi dubbi, di semplici domande…) viene regolarmente etichettato tutto ciò che appare anche minimamente nonconformista e comunque non in linea con il politically correct, con la “Vulgata” sostenuta dai governi occidentali, dai diplomatici, dai media e dai poteri dei quali governi, diplomatici e media sono “comitati d’affari”. Così, la voci disformi sono messe a tacere – ma purtroppo per loro il samizdat lavora – e l’”anticomplottismo immaginario” trionfa ben sostenuto dalle grancasse del sistema. Contro il “complottismo” che non esiste e i “complottisti” che sono al massimo quattro monomaniaci senza cultura e senza potere, ecco schierate le batterie dell’”anticomplottismo immaginario” impegnato a non informarvi e a far di tutto per non farvi ragionare. In ultima analisi, gli “anticomplottismi immaginari” (influenti politici, illustri accademici, ascoltati opinion makers sono, paradossalmente, essi stessi degli arcicomplottisti, i quali hanno dei loro avversari e di chi non la pensa come loro una visione demonizzante e ritengono che qualunque esercizio della critica, qualunque investigazione della realtà che cerchi di andar oltre le apparenze, sia “complotto”. Qualunque

Eppure, il samizdat è agguerrito e autorevole. Statelo  a sentire, quando vi càpita. Ricordate il 2003? Eravamo quattro gatti a ripetere che la storia delle “armi di distruzione di massa” era una balla: ne ho scritto chiaramente, in Astrea e i Titani. Ma Colin Powell, dal podio dell’ONU, mostrava con finta convinzione false prove e tutti ci credevano: tutti, allineati e coperti. Politici, giornalisti, militari, finanzieri, studiosi. Avete sentito tutti, poi, Tony Blair confessare sotto il pungolo del parlamento inglese ch’era tutta una montatura. Gli strumenti per capirlo c’erano da prima, c’erano sempre stati, ma i furbetti della politichina guardavano dall’altra parte. Volete continuar a farvi ingannare così?

E allora attrezzatevi per reagire. Cominciate ad esempio con il consultare il blog denominato Consensus 911. Vi troverete “invidiosi veri” a dirla con Dante;  v’imbatterete in insospettabili nomi di personaggi competenti e autorevoli impegnati contro la “Vulgata” per quanto si faccia di tutto per oscurarne l’impegno; vi ascolterete una musica diversa da quella delle grancasse e dei tromboni  “anticomplottisti immaginari”; verrete a conoscere quanto lunghi siano i tentacoli della “censura democratica” impegnata a nascondere la verità e a propinare spudorate controverità Eccovi serviti: cliccate qui.

http://www.consensus911.org/

Leggete e meditate, Apoti. Ma leggete anche Voi, e provate a pensare una volta tanto con la Vostra testa, Panpoti. Badate che ne stanno architettando un’altra: magari ancora peggiore di quelle del 2001 e del 2003. Ascoltate i tamburi di guerra contro l’Iran; seguite il castello di carte della  progressiva demonizzazione che sta montando contro Putin; tenete d’occhio i mutamenti dell’equilibrio (e dello squilibrio) del Vicino Oriente; fate attenzione all’Africa e all’America meridionale.  State in campana.

Franco Cardini

*Tratto dal blog www.francocardini.net

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