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QUALCOSA DI MENO BANALE. TRUMP, ISRAELE, GERUSALEMME E IL MONDO NUOVO CHE VERRA’. Di Blade Runner.

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RUBRICA BLADE RUNNER – 3

  Bastano 12 ore – anzi, meno – dall’annuncio ufficiale da parte del presidente Trump che accontenta una delle storiche pretese della destra fondamentalista israeliana, lo spostamento dell’Ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, per essere affogati da un diluvio di banalità. Da cui cerchiamo di uscire. Iniziando dal protagonista.

1. Come ha detto proprio oggi alla radio di stato italiana il demografo italo-israeliano Sergio Della Pergola, Trump è “un uomo braccato”. Dalla sua elezione, non esiste potere forte statunitense che non congiuri per farlo cadere: basta seguire i media di stato italiani per accedere alla compatta narrazione orwelliana sul suo conto. Una narrazione che “se la canta” da sola, ignorando il fatto banale che proprio Trump, il rozzo, il maschilista, il parrucchino arancione, è stato eletto presidente degli USA erga omnes, proprio perché nella sua rozzezza rappresenta l’americano medio, la sua ignoranza voluta e promossa, la sua incomprensione per tutto quello che esorbita dal contesto e dalla visione del mondo americana. In cui i fighetti di New York e gli attivisti gay dela California non rientrano – AHILORO – ancora abbastanza. Mentre vi rientra fino in fondo il fanatismo ilota della Bible belt, le allucinazioni del fondamentalismo protestante, le farneticazioni in salsa spiritual attorno al popolo americano novus Israel.

2. Chi si stupisce oggi dell’abbraccio di mera reciproca convenienza fra Trump e Benjamin Netanyahu stupisce noi ed ogni essere umano senziente: o costui non ha seguito la campagna elettorale delle recenti presidenziali americane, o mente sapendo di mentire. A tutti dovrebbero essere infatti ovvie non solo le motivazioni immediate e le reciproche convenienze di questo “storico” passaggio da Tel Aviv a Gerusalemme, ma anche il significato politico di questo accordo vecchio di mesi; conosciamo persino il messaggero che dall’interno del clan familiare di Trump continua a tessere le proprie fortune personali percorrendo le autostrade diplomatiche fra Washington e Gerusalemme. Quindi: perché stupirsi se i patti presi in sede pre-elettorale vadano poi onorati? E negli USA, come ben sappiamo, non mancano accaniti gendarmi, come l’AIPAC, che vegliano sul fatto che i contratti sottoscritti in cambio del consenso vengano poi pagati fino all’ultimo spicciolo. Trump ha bisogno di alleati, ed alla svelta. Siamo di conseguenza abbastanza certi che il genero del presidente americano, già “sfiorato” dal Russiagate, permarrà al di fuori dei suoi relativi sviluppi.

3. Un vecchio proverbio italiano, ma presente con poche variabili anche in buona parte d’Europa, recita: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Augusto Del Noce ha tradotto il medesimo concetto nella sua nota espressione “eterogenesi dei fini”. Questa dichiarazione del presidente Trump, di fronte alla quale tutti gli orfani della dipendenza psicologica e politica dagli USA si sono stracciate le vesti piangendo, rappresenta invece a nostro modestissimo avviso la definitiva pietra tombale sull’atavica pretesa degli Stati Uniti di ergersi a gendarmi, profeti, giudici e custodi del mondo intero. Con la presidenza Trump si chiude quindi felicemente un lunghissimo periodo della storia dell’occidente iniziato con Theodore Roosevelt.

4. Con una sola dichiarazione, la presidenza USA è riuscita infatti a far del male a sé stessa, al predominio planetario della propria nazione e persino al suo inossidabile alleato israeliano molto più di tutti gli errori e le guerre degli anni ’90 e 2000. Si è isolata da quel pallido  fantasma che è la “comunità internazionale”, resa tale esattamente dal suo predominio negli ultimi settant’anni. Ha restituito persino un poco di dignità politica a quel nulla che sono oggi le politiche internazionali dell’UE, magnificamente incarnate nella propria vacuità dall’ “Alto Commissario” Federica Mogherini.  Ha trascinato dietro nel medesimo isolamento anche l’Israele di Netanyahu, che appare sempre più alla ricerca di un messianico Armageddon secolarizzato, del tutto incapace di affrontare al proprio interno le proprie storiche contraddizioni, e ancor oggi sempre più frammentato fra laici, sionisti residuali, religiosi moderati e coloni/fondamentalisti. Ha mandato all’aria lo schieramento che riunisce Arabia Saudita, Egitto, Israele e gli stessi USA, faticosamente eretto in anni di duro lavoro dalla CIA in chiave anti-iraniana. Ha costretto persino stati proni al Padrone da decenni, come la Giordania hashemita, a ricordarsi di sé stessa ed a fare la voce grossa. Ha ricollocato sullo stesso fronte l’Autorità Nazionale Palestinese ed Hamas. Ha ringalluzzito la Lega Arba ed ha definitivamente relegato la Turchia di Erdogan nei ranghi dei propri nemici. Ha preso talmente a schiaffi l’ONU – altro morto che cammina – fino a restituirgli la dignità di custode del diritto internazionale. Ha messo d’accordo tutte le Chiese cristiane di Terrasanta col Papa di Roma, cosa che non accadeva da secoli.

5. La parte peggiore di ciò che accadrà, quindi, non ha nulla a che fare con i disordini, le manifestazioni, gli accoltellamenti, le ipotetiche intifade che riempiono le colonne dei nostri giornali. Non ha nulla a che fare con i tradimenti e le viltà, la corruzione e i deliri fondamentalisti che dilagano nella società israeliana tra arabi ed ebrei e più in generale fra i mussulmani sunniti. Tutto ciò è ampiamente previsto da anni dai meccanismi repressivi degli stati forti dell’area, che anche recitando la parte dei buoni mussulmani scandalizzati non spenderanno una cartuccia ed una vita umana per “i diritti del popolo palestinese”, come continuano a fare da decenni. La parte più interessante della recita ha, invece, probabilmente a che fare con una piccola parte del Dialogo dell’Anticristo di Vladimir Solov’ev: quella in cui si narrano le vicende e le conseguenze del’intronizzazione dell’Anticristo, come Imperatore del Mondo, in Gerusalemme. E che consegna esattamente al popolo ebraico il compito di svelare l’impostura, e di aprire le porte al ritorno trionfante dl Messia, che noi adoriamo chiamandolo ogni giorno per nome: Gesù Cristo.

Blade Runner

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