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CHIAMATELA PURE “LADY ETRURIA”. INTERVISTA A DAVIDE VECCHI. A cura di Gennaro Grimolizzi.

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L’ultimo libro del giornalista del Fatto Quotidiano ha come protagonista Maria Elena Boschi

Dopo il successo ottenuto con “Il caso David Rossi”, il manager di Mps morto misteriosamente a Siena nel 2013, Davide Vecchi è di nuovo in libreria con un altro lavoro editoriale destinato a scalare le classifiche: “Lady Etruria” (Edizioni Paper First). Questa volta il giornalista del Fatto Quotidiano rivolge le sue attenzioni all’onorevole Maria Elena Boschi, la donna più influente della politica italiana degli ultimi cinque anni. La parlamentare aretina è finita al centro delle polemiche per il suo interessamento in favore di Banca Etruria, l’istituto di credito di cui il padre è stato vicepresidente fino al momento del crack. Avvalendosi di documenti e racconti inediti, Davide Vecchi racconta i retroscena del “Giglio magico” e di una delle sue indiscusse protagoniste fino a ieri.

A cura di Gennaro Grimolizzi.

Maria Elena Boschi è la vera “padrona” della politica italiana?
«Aspira a diventarlo. Del resto poche settimane fa Gianni Letta ha detto che la vede come futuro premier. È giovane e potrà raggiungere questo traguardo. Ma sta ancora studiando».
L’onorevole Boschi ha ottenuto risultati lusinghieri in politica grazie ad importanti sponsor?
«Non so quali risultati lusinghieri abbia ottenuto in politica. Sinceramente non riesco ad individuarli. L’unica legge che avrebbe dovuto fare è stata poi bocciata con il referendum costituzionale. Si era impegnata ad abbandonare la politica, come il suo mentore Matteo Renzi, ma nessuno dei due l’ha fatto. Renzi è rimasto segretario del Pd e la Boschi è rimasta nella compagine del Governo Gentiloni. Il suo curriculum politico deve ancora arricchirsi di risultati positivi».
In varie vicende il mondo bancario è sempre al centro di grossi interessi, ma anche al fianco di certa politica. Cosa ne pensi?
«Stiamo notando che dal 2013, da quando è emerso il pasticciaccio di Mussari in Monte dei Paschi, le banche, le loro crisi e la politica hanno una certa contiguità».
In più occasioni la Boschi ha dichiarato di non essersi occupata di banche e di Banca Etruria. Nel tuo libro, grazie anche a documenti e racconti inediti, smentisci questa presa di posizione.
«Maria Elena Boschi disse alla Camera di non aver mai interferito sulle vicende di Banca Etruria, nella quale il padre ha svolto un ruolo di primo piano. Stessa cosa ha fatto in più occasioni nel corso di interviste televisive, aggiungendo di non aver mai parlato, neanche a casa, di tutte le questioni legate all’istituto di credito aretino. In realtà, nello scorso dicembre, davanti alla Commissione d’inchiesta bicamerale sulle banche abbiamo scoperto che l’onorevole Boschi si è occupata eccome delle sorti di Banca Etruria, attivandosi con l’ex Ad di Unicredit, Ghizzoni. Gli propose di valutare l’acquisizione di Banca Etruria. Senza dimenticare la segnalazione della questione Etruria da parte sempre della Boschi agli organi di vigilanza, alla Consob. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in sede di Commissione d’inchiesta bicamerale sulle banche, ha detto che sia Boschi che Renzi chiesero informazioni su Banca Etruria. Visco disse che poteva parlare della banca solo con il ministro dell’Economia. In Commissione bicamerale, dunque, la Boschi è stata smentita. È stata grottesca la sua giustificazione data in merito ad un interessamento sull’istituto di credito per difendere gli interessi degli orafi del suo territorio».
A distanza di cinque anni il “Giglio magico” renziano è ancora teso o incomincia ad afflosciarsi?
«Il “Giglio magico” in realtà si è già un po’ dissolto, trasformandosi in una sorta di “Giglio tragico”. Ognuno è andato per la sua strada. Renzi ha fatto la fortuna di questi ragazzotti miracolati, provenienti dalla provincia toscana e catapultati nei palazzi romani. Quando Renzi ha iniziato a traballare e a perdere potere, è stato abbandonato dai suoi stessi fedelissimi. Quando Renzi ha iniziato a girare l’Italia in treno per la campagna elettorale, la Boschi è salita sì e no per cinque minuti. La stessa Boschi che fino ad un paio di anni fa era la madrina incontrastata dello spettacolo della Leopolda per tutta la sua durata nell’ultima edizione è stata protagonista per venti minuti scarsi. In questo modo ha fatto notare chiaramente le sue distanze e dimostrato di volersi ritagliare uno spazio di autonomia con la creazione di una nuova corrente nel Pd».

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