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LA POLITICA ESTERA DI THERESA MAY. Di Thierry Meyssan*

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Global Britain

Il 13 novembre scorso Theresa May ha approfittato del discorso annuale del primo ministro al municipio di Londra per abbozzare la nuova strategia britannica dopo la Brexit [1].

Il Regno Unito vuole ristabilire il proprio Impero (Global Britain) promuovendo, con l’aiuto della Cina, il libero scambio a livello mondiale [2] ed estromettendo dalle istituzioni internazionali la Russia, con l’aiuto dei suoi alleati militari: gli Stati Uniti, la Francia, la Germania, la Giordania e l’Arabia Saudita.

Retrospettivamente, tutti gli elementi che ora prendiamo in esame erano già presenti nel discorso della May, sebbene non l’avessimo immediatamente capito.

Facciamo un passo indietro.

Nel 2007 il presidente russo, Vladimir Putin, intervenne alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco con un discorso nel quale osservava che il progetto di mondo unipolare perseguito dalla NATO era per sua natura antidemocratico e dunque si appellava agli Stati europei perché si dissociassero da questa fantasticheria degli Stati Uniti [3].

Senza rispondere all’osservazione sostanziale sulla mancanza di democrazia nelle relazioni internazionali, la NATO denunciò la volontà della Russia d’indebolire la coesione dell’Alleanza al fine di poterla meglio minacciare.  Il discorso retorico della NATO è stato in seguito affinato da un esperto britannico, Chris Donnelly: per indebolire l’Occidente, la Russia starebbe tentando di delegittimarne il sistema economico e sociale sul quale esso fonda la propria potenza militare.

Questo sarebbe lo scopo dissimulato delle critiche russe, soprattutto attraverso i media. Osserviamo che, come la NATO, Donnelly non risponde all’osservazione di fondo di Putin: non c’è ragione di mettersi a discutere di democrazia con un individuo sospettato a priori di autoritarismo. Io penso che l’analisi di Donelly sia corretta e, al tempo stesso, che la Russia abbia ben individuato il proprio obiettivo.

Regno Unito e Russia esprimono infatti due culture diametralmente opposte.  Il Regno Unito è una società classista; la Russia è una nazione istituita dal diritto [4].  Il fine dell’organizzazione sociale del Regno Unito è l’accumulazione di beni. Per la Russia il fine dell’organizzazione sociale è offrire la possibilità a ciascuno di costruire la propria personalità individuale.

Dunque, nel Regno Unito, diversamente da Russia e Francia, la proprietà fondiaria è massicciamente concentrata in poche mani. È pressoché impossibile acquistare un appartamento a Londra. Al più si può, come a Dubai, acquistare un affitto per 99 anni.

Da secoli la città appartiene quasi per intero a un pugno di persone. Un britannico decide liberamente a chi andrà il proprio patrimonio, gli eredi non devono essere necessariamente i figli. Al contrario, quando muore un russo, la Storia può ricominciare da capo: i beni sono ripartiti equamente tra i figli, qualunque sia la volontà del defunto. Sì, la Russia tenta di delegittimare il modello anglosassone, operazione tanto più facile in quanto esso è un’eccezione che, quando compresa, fa inorridire il mondo intero.

Torniamo alla politica di Theresa May. Due mesi dopo l’intervento del primo ministro al banchetto di Lord Mayor, il 22 gennaio 2018 il capo di stato-maggiore di Sua Maestà, il generale Sir Nick Carter, ha pronunciato un importantissimo discorso, interamente dedicato alla futura guerra contro la Russia e fondato sulla teoria di Donnelly [5]. Traendo insegnamento dall’esperienza siriana, Carter ha descritto un nemico dotato di un nuovo arsenale, estremamente potente (questo accadeva due mesi prima che il presidente Putin rivelasse il possesso di nuovi armamenti nucleari [6]) e ha affermato che il Regno Unito deve disporre di più truppe terrestri, sviluppare il proprio arsenale e prepararsi a una guerra in cui l’immagine diffusa dai media sarà ancor più importante delle vittorie sul campo.

All’indomani di questa conferenza choc al Royal United Services Institute (il think tank della Difesa), il Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha annunciato la creazione di un’unità militare per la lotta alla “propaganda russa” [7].

 A che punto è il progetto britannico?

Benché la Commissione degli Esteri della Camera dei Comuni ne abbia messa in dubbio l’esistenza [8], numerosi punti del progetto Global Britain sono stati portati avanti, nonostante un grosso scoglio. È importante capire che la May non sta tentando di cambiare la politica del proprio Paese, bensì di riordinarla.

Negli ultimi cinquant’anni il Regno Unito ha tentato di integrarsi nella costruzione europea, al prezzo della perdita progressiva dei vantaggi ereditati dal proprio ex Impero.

Adesso, non si tratta di abbandonare quanto è stato fatto, ma di ristabilire l’antica gerarchia del mondo, quando i funzionari di Sua Maestà e la gentry vivevano in club sparpagliati ovunque nel mondo, serviti dalle popolazioni locali.

  • La settimana successiva al discorso di Carter, Theresa May, in viaggio in Cina, ha negoziato molti contratti commerciali ma si è scontrata con la politica dei propri ospiti.

Pechino si è rifiutata di prendere le distanze da Mosca, Londra si è rifiutata di sostenere il progetto della via della seta. [è chiaro che ora Londra si vendicherà organizzando colpi di stato a go-go deve passare la Via della Seta]. Libero scambio sì, ma non attraverso le vie di comunicazione controllate dalla Cina.

Dal 1941 e dalla Carta Atlantica, Regno Unito e Stati Uniti si spartiscono l’insieme degli “spazi comuni” (marittimi e aerei). Le loro flotte sono concepite per essere complementari, benché quella dell’US Navy sia molto più potente di quella dell’Ammiragliato.

In seguito, la Corona ha attivato il governo del suo dominion australiano per fargli ricostituire i Quad, il gruppo anticinese, che si riuniva durante il mandato di Busch Jr. [9], composto, oltre che all’Australia, da Giappone, India e Stati Uniti.  Già ora il Pentagono sta studiando la possibilità di provocare disturbi lungo la via della seta marittima, nel Pacifico, e lungo quella terrestre.

  • L’Alleanza militare annunciata si è costituita sotto forma del segretissimo “Gruppo Ristretto” [10].

La Germania, che stava attraversando una cristi di governo, inizialmente non ha partecipato; sembra però che all’inizio di marzo abbia recuperato il ritardo. Tutti gli attori della congiura si sono coordinati per agire in Siria. Nonostante gli sforzi, hanno fallito tre tentativi di organizzare nella Ghuta occidentale un attacco chimico sotto falsa bandiera. Gli eserciti siriano e russo sono infatti riusciti a sequestrare i laboratori di Aftris e di Chifonya [11]. Ciononostante, il “Gruppo Ristretto” è riuscito a pubblicare un comunicato comune anti-Russia sul caso Skripal [12] e a far mobilitare contro la Russia sia la NATO [13] sia l’Unione Europea [14].

Quale la possibile evoluzione?

È certamente strano vedere Francia e Germania sostenere un progetto esplicitamente organizzato contro di loro: il Global Britain lo è, perché la Brexit non è tanto una manifestazione della volontà britannica di sottrarsi alla burocrazia federale dell’Unione Europea, quanto piuttosto della volontà di rivaleggiare.

Comunque sia, oggi Global Britain si riassume in:

  • Promozione del libero-scambio mondiale, però esclusivamente nel quadro talassocratico, ossia alleandosi con gli Stati Uniti per ostacolare le vie di comunicazioni cinesi;
  • Tentativo di escludere la Russia dal Consiglio di Sicurezza ONU e di spartire il mondo in due. Da qui le manovre sulle armi chimiche e il caso Skripal.

 Si possono anticipare diverse incidentali conseguenze di questo programma:

  • La crisi attuale ripresenta elementi paragonabili a quella di fine mandato di Obama, con la differenza che al centro del gioco ora non c’è più Washington, bensì Londra.

Il Regno Unito, che non può più appoggiarsi al segretario di stato Rex Tillerson, si dovrà rivolgere al nuovo consigliere nazionale per la Sicurezza USA, John Bolton [15].

Contrariamente alle dichiarazioni della stampa americana, Bolton non è affatto un neo-conservatore, è vicino a Steve Bannon. Rifiuta che il suo Paese sia sottomesso al diritto internazionale e sbraita contro i comunisti e i mussulmani, ma in realtà non intende scatenare nuove guerre tra Stati, desidera unicamente starsene tranquillo a casa propria. Certo firmerà tutte le dichiarazioni contro la Russia, l’Iran, il Venezuela, la Corea del Nord ecc.

Tuttavia, Londra non riuscirà a manipolarlo per ottenere l’esclusione di Mosca dal Consiglio di Sicurezza, perché l’obiettivo personale di Bolton non è riformare l’ONU, bensì sbarazzarsene. Viceversa, sarà un fedele alleato per il mantenimento del controllo degli “spazi comuni” e per la battaglia contro la via della seta cinese, tanto più che nel 2003 Bolton fu il promotore dell’Iniziativa di Sicurezza contro la Proliferazione (Proliferation Security Initiative – PSI).

Qui e là, si dovrebbe vedere nascere, sul tracciato delle vie cinesi, nuove pseudo guerre civili, alimentate dagli anglosassoni.

  •  L’Arabia Saudita prepara la creazione di un nuovo paradiso fiscale nel Sinai e sul Mar Rosso, il Neom.

Dovrebbe sostituire Beirut e Dubai, ma non Tel Aviv. Londra lo collegherà con i vari paradisi fiscali della Corona – tra cui la City di Londra, che non è inglese, ma dipende direttamente dalla regina Elisabetta – per garantire l’opacità del mercato internazionale.

  • La moltitudine di organizzazioni jihadiste che si ritirano dal Medio Oriente continua a essere controllata dall’MI6, attraverso i Fratelli Mussulmani e l’Ordine dei Naqchbandis.

Questo congegno dovrebbe tornare di nuovo utile, soprattutto contro la Russia, non contro la Cina o nei Caraibi come s’ipotizza ora.

Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo assistito alla decolonizzazione degli imperi europei, dopo la guerra del Vietnam alla finanziarizzazione dell’economia mondiale da parte degli anglosassoni e, infine, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, al tentativo degli Stati Uniti di dominare il mondo da soli. Oggi, con l’incremento della potenza della Russia moderna e della Cina, la fantasia di un mondo culturalmente globalizzato e governato in maniera unipolare sta sfumando; nel frattempo, le potenze occidentali – il Regno Unito in particolare – ritornano al loro sogno imperiale.

Naturalmente, l’attuale alto livello di educazione nelle ex colonie le costringe a ridefinire i modi di dominazione

* Tratto dada http://www.voltairenet.org/article200357.html

Traduzione : Rachele MarmettiIl Cronista

NOTE:

[1] “Theresa May speech to the Lord Mayor’s Banquet 2017”, by Theresa May, Voltaire Network, 13 November 2017.

[2] Theresa May ha così confermato quanto avevo pronosticato sedici mesi prima, all’indomani della Brexit : «La nuova politica estera britannica », di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 4 luglio 2016, traduzione di Matzu Yagi. Ma, come spiegherò nel seguito di questo articolo, quest’ottica si è scontrata con l’alleanza russo-cinese.

[3] « La gouvernance unipolaire est illégitime et immorale », par Vladimir Poutine, Réseau Voltaire, 11 février 2007.

[4] Si tratta di una questione fondamentale, a lungo dibattuta da Edmund Burke et Thomas Paine. È questa differenza inconciliabile che oppone, da un lato, i Diritti dell’Uomo anglosassoni (definiti dalla Dichiarazione di Maria II d’Inghilterra nel 1689) e il sistema di monarchia parlamentare che ne è derivato, e, dall’altro, i Diritti dell’Uomo francesi, definiti dalla Dichiarazione dell’Assemblea Nazionale Costituente del 1789, che pose fine ai tre ordini dell’Ancien Régime.

[5] “Dynamic Security Threats and the British Army”, by General Sir Nick Carter, Voltaire Network, 22 January 2018.

[6] “Vladimir Putin Address to the Russian Federal Assembly”, by Vladimir Putin, Voltaire Network, 1 March 2018.

[7] “L’esercito britannico si doterà di un’unità contro la propaganda russa”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 27 gennaio 2018.

[8] “Global Britain inquiry”, Foreign Affairs Committee, UK House of Commons.

[9] “I Quad preparano un contro-progetto alla via della seta”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 21 febbraio 2018.

[10] « Syrieleaks : un câble diplomatique britannique dévoile la “stratégie occidentale” », par Richard Labévière, Observatoire géostratégique, Proche&Moyen-Orient.ch, 17 février 2018.

[11] “Scoperti due laboratori di armi chimiche dei “ribelli moderati” siriani”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 14 marzo 2018.

[12] « Attentat de Salisbury : Déclaration conjointe chefs d’État et de gouvernement de la France, de l’Allemagne, des États-Unis et du Royaume-Uni », Réseau Voltaire, 15 mars 2018.

[13] « Déclaration du Conseil de l’Atlantique Nord sur l’emploi d’un agent neurotoxique à Salisbury », Réseau Voltaire, 14 mars 2018.

[14] « Conclusions du Conseil européen sur l’attaque de Salisbury », Réseau Voltaire, 22 mars 2018.

[15] « John Bolton et le désarmement par la guerre », Réseau Voltaire, 30 novembre 2004.

 

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