Domus Europa » GILET GIALLI E SCATTO D’ORGOGLIO DEL POPOLO FRANCESE. INTERVISTA ALLA SCRITTRICE MARIANNE BOTTARI. A cura di Gennaro Grimolizzi

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GILET GIALLI E SCATTO D’ORGOGLIO DEL POPOLO FRANCESE. INTERVISTA ALLA SCRITTRICE MARIANNE BOTTARI. A cura di Gennaro Grimolizzi

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“Gilet gialli” in protesta.

I cittadini della “Francia profonda” hanno perso la fiducia (e la pazienza), passando all’attacco del governo Macron. L’Apollo dell’Eliseo è identificato come il rappresentante dei poteri forti, lontano anni luce dalle istanze della gente comune. Ne è convinta Marianne Bottari. L’intellettuale e scrittrice francese, risponde alle domande di Domus Europa mentre a poche decine di chilometri dalla sua abitazione i gilet gialli hanno dato vita ad un’altra giornata di violente proteste nel centro di Parigi.

Sta iniziando l’inverno caldo per Macron ?

Stiamo assistendo ad uno scatto d’orgoglio del popolo francese, che ha radici ben solide. La rabbia della gente è causata da provvedimenti penalizzanti ed è guidata dalla determinazione del popolo, che quando vuole è in grado di far sentire forte la sua voce. Le delusioni e le umiliazioni patite dal popolo francese hanno raggiunto l’apice. I gilet gialli stanno reagendo con determinazione e dignità contro il governo Macron.

Da dove nasce la protesta dei gilet gialli?

Sono le vittime del liberismo sfrenato. I cittadini comuni sono stati falciati dalla globalizzazione, sono stati oppressi e disprezzati da chi, invece, doveva tutelarli. Di qui anche la sfiducia verso la politica. I rappresentanti delle istituzioni, gli eletti, senza distinzione di partiti, ed i tecnocrati sono considerati i colpevoli della crisi economica e sociale alla quale è andata incontro la Francia.

La povertà aumenta e le proteste dilagano in tutte le città francesi. È la Francia profonda, critica con gli eurocrati e le elite, che si sta ribellando?

La scarsa considerazione per i problemi della gente comune da parte delle istituzioni è culminata con le proteste durissime di questi giorni. Nelle periferie, lontano da Parigi, nella Francia profonda, come la definisce lei, le persone affrontano mille problemi. Fame e disoccupazione, lavoro malpagato e prezzi alle stelle hanno scatenato la rabbia. La disoccupazione ora si aggira attorno al 10%. L’impoverimento causato dalla globalizzazione ha esasperato gli animi. Nel 2018, il salario minimo orario era stato fissato a 1.498,47 euro lordi per 35 ore settimanali, da cui sottrarre ritirare il 23% delle spese sociali. Con il passaggio all’euro la tariffa oraria è aumentata solo di 3,47 euro. Una vertiginosa caduta del potere d’acquisto con gravissime ripercussioni sociali. Il caos è in questa spirale che si è innescata e che sembra non avere vie di uscita.

La Chiesa francese quale posizione sta assumendo di fronte alle tensioni sociali alle quali stiamo assistendo?

Per il momento è assente dal dibattito.

I gilet gialli sono in prevalenza bianchi francesi?

La rivolta dei gilet gialli sembra ricordare quella del Terzo Stato del 1789. Nasce in prevalenza nelle province e nella Francia rurale. I cittadini di questa parte del Paese sono stati abbandonati ed umiliati. La fiducia dei francesi verso questo governo è andata persa e non basteranno contentini per attenuare la rabbia.

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