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LA CONCEZIONE DEI “FUEROS” NELL’OPERA “IL CARLISMO” DI FRANCISCO E. DE TEJADA. Di R. Pasqualin

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 Cos’è il Carlismo? Probabilmente non è consistente il numero degli italiani – almeno al di fuori delle regioni meridionali della Penisola – capaci di rispondere a questa domanda, ma un valido aiuto in tale senso può sicuramente venire dalla ripubblicazione de Il Carlismo, proposta dall’editore Solfanelli sul finire del 2018, cioè una traduzione in italiano di ¿Qué es el Carlismo? di Francisco Elías de Tejada (1917-1978), libro apparso originariamente nel 1971 con due curatori: Rafael Gambra e Francisco Puy Muñoz. Il Carlismo è un movimento politico, sociale e dottrinale spagnolo, anti-liberale e anti-rivoluzionario, nato a sostegno delle rivendicazioni e dei diritti di Don Carlos V (1784-1855), che fu privato della corona quando, nel 1830, suo fratello Fernando VII decise di abrogare la legge salica per consentire alla figlia Isabella di salire sul trono.

Nella prima parte del volume, il filosofo chiarisce i fondamenti del Carlismo, un movimento «battuto più volte durante l’Ottocento, messo al bando e perseguitato»[1] eppure giunto sino ai nostri giorni, e divenuto un punto di riferimento per i legittimismi europei. I carlisti non sono passatisti donchisciotteschi, né banditi, premette lo scrittore, e questo testo rappresenta una sintesi indispensabile per chi voglia tentare di cogliere la dottrina che li guida; essa fonda il suo programma sulla formula: Dios, Patria, Rey, Fueros, già efficacemente tradotta dai carlisti italiani con “Dio, Patria, Re e Libertà Comunale”, ossia il concetto di Fueros, che nel volume di cui stiamo trattando, altrettanto correttamente, è reso con l’espressione «regionalismo forale». Questo lavoro di Elías de Tejada – noto anche per la sua monumentale fatica Napoli spagnola (1964) –, è strutturato in paragrafi brevi, ma pregni ciascuno di un significato profondo; il Carlismo è una bandiera dinastica, quella della legittimità; una continuità storica, quella delle Spagne; una dottrina giuridico-politica, quella tradizionalista. Esso in sintesi è il tradizionalismo spagnolo[2].

Il Carlismo non è un partito politico, ma una comunità ideale, in cui il Re non è che un servitore della dottrina; esso è naturalmente in lotta con il liberalismo, il quale «non è l’opposto dell’assolutismo, bensì solo la trasformazione della rivoluzione assolutista in rivoluzione liberale»[3], quindi il tradizionalismo spagnolo non si contrappone solo agli ideali liberali dell’Ottocento, ma anche alla monarchia assoluta e accentratrice e al totalitarismo novecentesco. L’assolutismo è infatti la negazione del municipio e dei corpi intermedi[4], entità che il Carlismo sostiene come forme di un «federalismo storico tradizionale, fondato sull’idea tridentina dell’uomo concreto e fallibile» incarnate dai fueros, cioè le libertà giuridico-politiche frutto della naturale evoluzione storica di un popolo. Spiace quindi che, anche in certe opere storiche molto recenti, i carlisti siano arbitrariamente liquidati come “assolutisti, clericali e nazionalisti”, si tratta di affermazioni erronee.

Il Carlismo si è sempre opposto al separatismo “micronazionalista” tanto quanto al “grande nazionalismo” accentratore; Carlo VII (1848-1909), fin nel suo testamento, ribadì l’unità e l’inscindibilità delle Spagne, infatti coloro che gli sono fedeli invocano la libertà municipale nell’ambito dell’unità della Patria spagnola e la Patria è «supremo bene umano che precede gli interessi degli individui, perché il bene comune ha preminenza sui beni dei singoli, deve sottomettersi ai disegni di Dio, dal momento che l’umano è inferiore al divino»[5].

La seconda parte del libro è dedicata alla dottrina del Carlismo e contiene la definizione di un concetto che è ritenuto fondamentale nel pensiero di Elías de Tejada: i popoli non sono nazioni, ma tradizioni. Il moderno concetto di nazione infatti, per il filosofo, è inadatto per definire le comunità umane; i popoli, per Elías de Tejada, sono «storia accumulata»[6] e la tradizione è, concretamente, la trasmissione sociologica del sapere: un’eredità e un progresso naturale attraverso le generazioni, perché «La tradizione è un’esigenza della nostra biologia»[7]. La tradizione è il passato che acquista valore di futuro, essa nasce a suo tempo da una “novità buona” che ha successo e diviene legge sociale necessaria al progresso, il quale deve sempre fondarsi sui valori cattolici.

L’effettiva varietà dei popoli ispanici non infrange l’unità superiore fondata sul comune obiettivo di servire Dio e il Re, che è a sua volta un servitore di Cristo. Unità nazionale non significa uniformazione e centralismo; la parola castigliana fuero viene dal latino forum che indica il luogo in cui si amministra la giustizia[8]: esso è un’istituzione storica e umana, perché “a misura d’uomo”, costruita su leggi consuetudinarie e antiche. Il Carlismo, che accoglie le libertà concrete dell’individuo, valorizzandolo realmente – chiarisce Elías de Tejada –, coerentemente non può non accettare un modello basato su istituzioni dotate di una loro specifica autonomia, che fungono anche da barriere contro gli abusi dello stato: il fuero sorge liberamente e spontaneamente dal basso, dall’umanità. Nell’unità nazionale forte, sentita e condivisa, coesistono i regionalismi radicati e differenti tra loro; il fuero accontenta le giuste richieste di autonomia e si oppone ai separatismi disgreganti e “micronazionalisti”, queste autonomie legittime che sono i fueros, nel Carlismo, non sono elementi di divisione, ma costituiscono la via verso la vera unità: le identità locali sono ricchezza e bellezza.

Stilisticamente il libro è scorrevole, impostato schematicamente, e può essere letto anche in un paio di giornate di studio, ripete spesso taluni concetti centrali; ciononostante i vari punti contengono una tale quantità di riflessioni (ognuna sviluppabile in ambiti diversi), che essi necessitano di essere ripresi in mano più volte perché ogni concetto sia adeguatamente recepito.

In conclusione, ci permettiamo solo di aggiungere che ci sarebbe la necessità di una nuova opera storica completa (in lingua italiana) riguardante il Carlismo, ma non stentiamo a credere che la neonata Collana di Studi Carlisti, curata dal Professor Gianandrea de Antonellis, non tarderà a fornire ai lettori italiani nuovi saggi storici riguardanti un argomento spesso trattato in maniera marginale dalla saggistica italiana, eppure niente affatto privo di legami con le vicende ottocentesche della nostra Penisola.

Riccardo Pasqualin

[1]    F. Elías de Tejada, Rafael Gambra Ciudad, Francisco Puy Muñoz, Il Carlismo, «Collana di Studi Carlisti», Chieti, Solfanelli, 2018, p. 45.

[2]    Ivi, p. 62.

[3]    Ivi, p. 76.

[4]    Ivi, pp. 86-87.

[5]    Ivi, pp. 81-82.

[6]    Ivi, p. 97 (in corsivo nel testo).

[7]    Ivi, p. 99.

[8]    Ivi, p. 115.

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