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TOLKIEN E LA BIBBIA: UN AMORE PROFONDO. Di Luisa Paglieri.

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Bertani Greta, “Le Radici Profonde. Tolkien e le Sacre Scritture”, Il cerchio, 2011.

E’ stato di recente ristampato un saggio che presenta un notevole interesse per tutti i lettori di Tolkien.

Si tratta di “Le radici profonde. Tolkien e le Sacre Scritture” di Greta Bertani, uscito nel 2011 per il Cerchio di Rimini ed ora giustamente riproposto.

Si tratta infatti di un lavoro davvero interessante che segnaliamo a tutti gli appassionati del professore di Oxford.

L’ottima introduzione dell’autrice sottolinea come Tolkien abbia scelto per la sua narrativa e per l’espressione delle sue idee un genere dimenticato dalla letteratura contemporanea, il genere epico- fiabesco. E lo abbia scelto in contrasto, in controtendenza con le linee guida della letteratura contemporanea. Sia i contenuti che la forma scelti dallo scrittore inglese spiccano per la loro peculiarità.

A fronte di un mondo letterario che sgretolava trame e significati, disintegrava perfino l’ego e non trovava più mete da perseguire, l’autore del Signore degli Anelli ribadiva che tutto ha un significato, ogni gesto e ogni parola, come nelle fiabe e nelle Quest del Medio Evo, e non si vergognava a mettere (spesso) un lieto fine a conclusione delle sue storie, benchè fosse un lieto fine non banale, non trionfalistico, ma ricco di sfumature e di distinguo come è la vita. Il lieto fine in questo mondo infatti è sempre parziale e provvisorio. E a fronte di una letteratura che rinunciava al linguaggio come mezzo sicuro di comunicazione Tolkien ribadiva che tutto inizia con la parola ed assegnava puntigliosamente nomi e soprannomi, rifiutando l’idea disperata della disintegrazione dell’ego e del discorso.

In tale quadro vanno dunque inseriti i frequenti richiami di Tolkien alle Scritture (che non escludono il fatto di potersi abbeverare anche ad altre fonti letterarie e mitologiche).

La fede cattolica di Tolkien lo portò ad essere un buon conoscitore della Bibbia e tale conoscenza traspare in molti punti delle sue opere.

Il primo capitolo del libro esamina il saggio di Tolkien sulle fiabe e le sue idee sull’immaginazione e sulla creatività umana.  Nei capitoli successivi segue poi una disamina delle opere, “ Il Silmarillion”, (per certi versi simile al Vecchio Testamento e soprattutto alla Genesi), “Il Signore degli Anelli”, e così via.

Sarebbe stata un’ impresa titanica rintracciare tutte le possibili citazioni bibliche, sparse nei suoi libri con naturalezza dal coltissimo professore di Oxford , l’autrice si è perciò focalizzata su alcuni punti particolarmente rilevanti : la caduta (tema fondamentale, del resto presente in varie mitologie e religioni), il desiderio di infinito, il problema del male (particolarmrnte difficile e spinoso tra dottrina cristiana e tracce, vere o presunte, di manicheismo), lo spirito di rinuncia (come “quest” anomala e immagine rovesciata della ricerca di successo e potere), la morte (dono o condanna), le immagini cristiche (ossia i possibili aspetti cristici di alcuni personaggi). Questi ultimi argomenti sono  affrontati soprattutto relativamente all’opera più nota di Tolkien, il Signore degli Anelli.

Dobbiamo essere ben consapevoli che Tolkien non amava le allegorie né gli intenti didattici quindi l’interpretazione del suo lavoro è molto aperta e a volte occorre parlare non di un  voluto parallelismo con elementi delle Scritture ma piuttosto di applicabilità ossia della possibilità di rintracciare, a giudizio del lettore e della sua sensibilità, delle somiglianze e dei possibili collegamenti o rimandi.

La società descritta da Tolkien non ha (quasi) rituali apertamente religiosi, né templi, né culto, è una società paradossalmente pressochè “atea”: una precisa scelta dell’autore che esclude apologetica e facile allegoria. Con una curiosa anticipazione di aspetti della teologia recente gli spunti di riflessione sgorgano a posteriori dalle vicende di vita vissuta dei personaggi, scaturiscono dalla sensibilità del lettore senza  un didatticismo a priori.

Un’utile bibliografia chiude il libro. Sono citate le principali opere di critica su Tolkien, a questo proposito registriamo, ed è stata una piacevole sorpresa, che l’autrice nel corso del suo lavoro si è avvalsa del lavoro di Colin Duriez, autore a nostro modesto giudizio illuminante ma purtroppo un po’ negletto in Italia.

“Le radici profonde” è insomma un’opera agile che può aiutare i lettori di Tolkien che desiderano un testo che li aiuti ad orientarsi nel campo delle tematiche spirituali e religiose presenti nel “Signore degli Anelli” e nelle altre opere dello scrittore. Un’opera dotta ma non troppo difficile che avvicina il lettore al mondo della Bibbia e della teologia che la Bertani conosce molto bene.

La prefazione è di Andrea Monda, noto studioso cattolico di Tolkien.

Raccomandiamo quindi questo libro a tutti gli amanti del fantastico tolkieniano e, poiché si tratta dell’unico libro pubblicato finora da Greta Bertani, ci aspettiamo a breve nuovi contributi  dall’autrice.

Luisa Paglieri

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