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CARA EUROPA ATTENTA A DOVE VAI. INTERVISTA A FRANCO CARDINI. Di Gennaro Grimolizzi

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«L’occidentalismo incolto e senza idee di Bannon è un segno dei tempi»

a cura di Gennaro Grimolizzi

Franco Cardini, 78 anni.

Il momento storico è delicato. E detto da uno studioso di fama internazionale come Franco Cardini c’è da fidarsi. Il “vecchio continente” è sempre più ripiegato su sé stesso. Ha dimenticato la sua storia e la sua cultura per fare spazio in prevalenza a sofisticate formule burocratiche e a grigi tecnocrati dei palazzi di Bruxelles. «C’è bisogno di più Europa – afferma Cardini – , cioè di un’Europa che sia anche politica, istituzionale, diplomatica, militare e culturale». La crisi d’identità alla quale si è andati incontro sta favorendo l’avanzare di “maestri” d’oltreoceano, che vorrebbero insegnarci a casa nostra chi siamo e da dove veniamo. Cardini è da poche settimane in libreria con il volume “Neofascismo e neoantifascismo” (Edizioni La Vela), una raccolta di articoli pubblicati negli ultimi anni sul suo seguito sito internet (www.francocardini.it).

Professor Cardini, partiamo dal suo ultimo libro. C’è qualcosa di autobiografico? Neofascismo e neoantifascismo sono di nuovo contrapposti in Italia?

Non lo definirei un libro autobiografico, per quanto parta da posizioni molto personali e alcune esperienze autobiografiche vi siano confluite. Si tratta di una raccolta di articoli e di saggi, nessuno dei quali di tipo propriamente scientifico o specialistico, attraverso i quali si tende a sottolineare come, nel caso del fascismo come del comunismo, che sono movimenti politici complessi ma connessi essenzialmente con la storia, non sia il caso di confondere i giudizi appunto storici – che si fondano sulla necessità di comprendere, quindi né di giustificare, né di condannare – con giudizi a carattere metafisico e/o metastorico. La definizione di fascismo e di comunismo, e pertanto il giudizio da darne in sede storica, deve fatalmente essere connesso ai parametri spaziali e temporali a ciascuno di loro e ad entrambi connessi. Si tratta quindi di definizione e di giudizio sempre connessi con la relatività, che non è sinonimo di relativismo. E parlare di “Male assoluto” o chiamare in causa categorie come l’eternità e la meta-temporalità è del tutto fuori luogo.

Da qualche tempo alcuni opinionisti e parte della stampa sono sempre più ossessionati dai partiti di ispirazione sovranista. Questi ultimi fanno davvero così paura?

Mi pare siano la novità di maggiore spicco degli ultimi tempi. Che tali ultimi tempi siano caratterizzati da una spaventosa miseria intellettuale, e quindi politica, è un altro discorso.

Steve Bannon viene considerato l’ispiratore di una nuova cultura politica non schierata a sinistra. Ci voleva lui per stimolare una parte della politica e della cultura in Europa?

Ci voleva, evidentemente, in quanto quella parte della politica e della cultura da tempo non riesce più ad esprimere nulla di nuovo, di serio, d’intelligente. Bannon è l’apoteosi di un occidentalismo incolto e incapace di pensare, soddisfatto di sé e al tempo stesso impaurito dinanzi all’ipotesi di perdere quei privilegi storico-sociali e storico-economici dei quali negli ultimi secoli, e segnatamente tra Sette e Novecento, ha goduto.

Gli Stati Uniti di Trump si stanno dimostrando poco interessati alle sorti dell’Europa. È un bene per il “vecchio continente”?

Non credo che nel mondo attuale sia possibile “far parte per se stessi” attraverso decisioni unilaterali. Gli Stati Uniti hanno tentato, con Obama, un approccio multilaterale alla politica mondiale che in qualche modo partisse dalla constatazione che il “secolo americano” è finito e che gli “interessi degli Stati Uniti” non coincidono più, in realtà non lo hanno mai fatto, con il Bene universale. La ricetta dell’affarista e showman Trump è miope ed egoistica, fatta di colpi di scena e di risposte approssimative ai problemi immediati. Condurrà ad errori che dovremo pagare tutti.

L’Europa dovrebbe volgere maggiormente lo sguardo alla Russia e all’Eurasia?

Senza dubbio sì. L’idea di un’Europa esclusivamente atlantica o atlantico-mediterranea è aberrante.

Nel prossimo mese di maggio ci saranno le elezioni europee. I partiti cosiddetti populisti e sovranisti faranno il pieno di voti?

Credo che alle elezioni europee gli europei di buona volontà dovrebbero votare solo se e nella misura in cui possono in buona fede e in chiara coscienza influire sulla persona che voteranno, cioè se la conoscono e ne hanno fiducia. Dovrebbero anche sforzarsi d’incontrare i candidati e parlare con loro. Avere un parlamento europeo di persone più oneste e più colte dovrebbe essere il primo passo. Poi vedremo. Ormai, “populismo” e “sovranismo” stanno diventando a loro volta dei cliché, dei contenitori vuoti o quasi.

Si costruirà una nuova Europa dopo questo appuntamento elettorale?

Il punto è: o l’Europa ritrova la via del primato della politica, quindi si procede al più presto verso la costruzione di istituzioni federative o, come credo più adatte alla nostra storia comune, confederative, o tutto resterà come prima, cioè peggiorerà. Certo è che, in un mondo come questo, i singoli Stati nazionali sarebbero ancora più deboli se non potessero contare in nulla sugli altri. Con i fondi europei, quando sono stati ben impiegati, si sono fatte cose egregie. Realtà come i programmi Erasmus hanno funzionato. Che l’EU sia stata largamente un fallimento è dipeso anche dal fatto che non era Europa, era solo un’Europa economica e finanziaria. C’è bisogno di più Europa, cioè di un’Europa che sia anche politica, istituzionale, amministrativa, giuridico-giudiziaria, diplomatica, militare, culturale. Se capiamo questo, la strada sarà lunga ma ce la faremo. Se distruggiamo quel che c’è senza ricostruire, si regredisce al livello zero.

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