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LA RAJETTA. Di Luisa Paglieri

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Adriana Comaschi, “La Rajetta”, Tabula Fati.

Non molti, purtroppo conoscono le affascinanti storie dei Fanes.  I Fanes sono, secondo la leggenda, un antico popolo che viveva nelle Dolomiti: il regno dei Fanes si trovava in quelle valli. E non era il solo! Altri popoli, i Cajutes, i Landrines, i Duràn avevano i loro dominii  nelle terre vicine, a volte in alta quota. Questi popoli e questi regni, forse da identificare con le antiche tribù dei Reti, sono i protagonisti di un ciclo epico- leggendario che venne tramandato oralmente per millenni. Si tratta infatti di storie antichissime, le cui prime tra origini vanno rintracciate nell’ età del bronzo e del ferro… Solo nei primi anni del Novecento uno scrittore di origini croate, Karl Felix Wolff (Trentino, Croazia e Austria erano allora tutte facenti parte dell’ impero Austro- ungarico) raccolse in un libro quelle leggende che aveva ascoltato da cantori popolari (di lingua ladina) e poi catalogato con cura. Non è certo l’unico caso di epica conservata per secoli solo nella memoria dei poeti e dei loro ascoltatori. Anzi,è più o meno ciò che accadde anche ad altri cicli epici come il famoso Kalevala finlandese, tramandato a voce da menestrelli finchè non venne messo per iscritto nell’Ottocento o al ciclo epico armeno, il ciclo di Davide di Sassun, tramandato oralmente finchè, sotto l’influsso delle teorie romantiche, che rivalutavano la poesia popolare, non venne trascritto e pubblicato nel 1873.

Questo libro, La Rajetta, di Adriana Comaschi (ed. Tabula Fati, ottobre 2018), uscito pochi mesi fa, ripropone queste antiche storie dolomitiche e merita davvero  uno sguardo attento.

Si tratta infatti di un esperimento. La trasposizione, in forma di moderno romanzo fantastico, con uno stile fluido e vivace, di un materiale antichissimo: le leggende del ciclo dei Fanes e degli altri regni.

L’ antichissimo ciclo leggendario dei Ladini (minoranza linguistica ancor oggi esistente in Trentino e zone limitrofe e in parte anche in Svizzera ove si parla di Reto-romancio) narra, come si è detto, le storie di alcuni regni che si trovavano nelle Dolomiti e in genere nelle aree ladine dell’attuale Trentino e del Sud-Tirolo. Per antichità, queste storie non hanno nulla da invidiare alle storie narrate da Omero: anche qui siamo nella preistoria, ai tempi in cui i guerrieri hanno delle armi di bronzo come gli eroi omerici… e solo ad un certo punto si affacciano i popoli nuovi, gli Euganei, i Veneti, quelli che custodiscono il segreto del ferro…

Il ciclo dei Fanes è il solo ciclo italiano, o meglio alpino, che si possa paragonare per bellezza, suggestione e complessità al ciclo arturiano. Ma non ha avuto la stessa fortuna:  espressione di un popolo minoritario, tramandato oralmente da  menestrelli e cantori, esso non ha mai avuto una vera versione scritta letteraria. Di quei canti sopravvivono solo pochi frammenti ma si diceva che l’intera vicenda veniva cantata da più persone nel giorno più lungo dell’anno (cioè il solstizio d’estate) e l’intera esecuzione copriva tutte le ore di luce.

Karl Felix Wolff  mise per scritto, come si è detto, la vicenda, ma più con l’intento di creare una documentazione che un vero lavoro letterario. Insomma più con l’animo di un etnografo o di un raccoglitore di fiabe che di un “romanziere”. In seguito il ciclo fu narrato, sempre in prosa, da altri autori e fu oggetto di studi da parte di antropologi e studiosi come Ulrike Kindl e Adriano Vanin; recentemente le storie dei Fanes sono apparse in una riduzione teatrale. Questo per sottolineare l’ enorme importanza culturale di questo ciclo. La Comaschi ha compiuto invece un’operazione squisitamente letteraria facendo della storia un vero romanzo fantastico, una narrazione  fresca e piacevole, approfondita anche in chiave psicologica, in linea con la produzione fantasy degli ultimi decenni.

Vi imbatterete in personaggi come la guerriera Dolasila (in altre versioni Dolasilla), intrepida soldatessa ma tenerissima e pietosa donna, la sua gemella Lujanta,  la regina-sciamana Moltara, l’ambiguo Rajes, il prode Ey de Net (Occhio di notte), lo stregone Spina de Mul ( figura ancora oggi presente nel folklore). E conoscerete i diversi popoli della zona, suddivisi in piccoli regni: i Duranni (o Duràn), i Cajutes, i Landrines, i Lastojeres, i Peleghetes e naturalmente i Fanes, il fiero popolo al centro della narrazione. E la Rajetta, che è una splendida gemma, una magica pietra preziosa che brilla sulla fronte dell’ invincibile guerriera Dolasilla e che è bramata da un malvagio stregone… ( Questo topos della pietra delle meraviglie ricorderà qualcosa ai lettori di Tolkien ma bisogna rammentare che il topos della gemma magica o di origine extranaturale è presente fin dall’antichità in non poche opere letterarie, si pensi al “Parzival” di Wolfram von Eschenbach che fa del Graal non una coppa ma una misteriosa pietra ).

Molto potrebbe esser detto di questo mondo affascinante ma lasciamo a voi il piacere della scoperta.

Ricordiamo che Adriana Comaschi, l’autrice, ha al suo attivo parecchi libri di successo, citiamo i principali: l’esalogia fantasy del “Duca di Norlandia” ( saga notevolissima a giudizio di chi scrive, uno dei romanzi è stato vincitore del premio Italia un altro è stato tra i finalisti), l’antologia di racconti “Sabja de Fek e altri racconti” (tradotta anche in inglese e vincitrice del premio per la Piccola Editoria di Qualità), l’antologia “Quando la storia diventa leggenda. Sette storie italiane”, il saggio “Uno sguardo sui Celti”, il romanzo fantasy “La tela del ragno”,  il giallo “Cadavere a mare”, il giallo storico “Delitto a Palazzo Grimaudi”.

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