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IN MEMORIAM DI BRUNO TARQUINI. Di Roberto De Albentiis.

Bruno Tarquini (1927 – 2019).

Esattamente un mese fa, il 10 gennaio 2019, è morto Bruno Tarquini, magistrato, storico e scrittore italiano, esponente, forse tra gli ultimi, di una concezione classica e comunitaria della giustizia, senza dubbio tra gli ultimi magistrati che hanno visto nascere e susseguirsi le diverse codificazioni che utilizziamo ancora oggi.

Abruzzese, originario di Avezzano, era nato nel 1927; laureatosi in Giurisprudenza nel 1948 presso l’Università la Sapienza di Roma, entrò giovanissimo in magistratura, percorrendone tutti i gradi: Pretore a Roma, dal 1955 fu incardinato nel Tribunale di Teramo, prima come semplice Giudice e poi come Presidente; trent’anni dopo, nel 1986, venne trasferito alla Corte d’Appello dell’Aquila, dove svolse le funzioni di Presidente della Sezione Penale e della Corte d’Assise di secondo grado. Infine, nel 1944, venne nominato Procuratore Generale della Repubblica presso la stessa Corte d’Appello. Una volta in meritata pensione, nel 1999, ha potuto dare sfogo e alimentare le sue passioni intellettuali, con particolare riguardo alla storia e all’economia, passioni, del resto, che già gli erano proprie negli anni di servizio.

Figura discreta, di lui non si ricordano interviste o appelli, di lui non si hanno “comparsate” televisive; era un uomo, non solo di legge, all’antica, e proprio per questo lo si preferisce, abituati oggi spesso a inopportuni protagonismi da parte degli uomini di legge, che dovrebbero essere spesso più silenti e defilati; non di meno, era conosciuto e apprezzato nella sua città (cfr. l’articolo che gli ha dedicato in memoria il quotidiano abruzzese “il Centro” http://www.ilcentro.it/teramo/addio-all-ex-procuratore-generale-bruno-tarquini-1.2126472  ), Teramo, città il cui Duomo lo ha accolto per l’ultimo saluto. Per tutti era “il giudice”, per eccellenza, e di lui si ricorda il profondo senso dello Stato.

Dedito alla scrittura e agli studi su storia, economia, diritto, aveva pubblicato per la casa editrice “Controcorrente” due opere: una biografia su Petr Stolypin, figura storica di Primo Ministro della Russia zarista, e soprattutto il premiato e celebre “La Banda, la Moneta e l’Usura. La Costituzione tradita”; libro, quest’ultimo, che già nel 2010 svelava i retroscena della moneta-debito, del debito pubblico e dell’usuracrazia. La semplicità e chiarezza espositiva rendono questo libro di facile comprensione, cosa niente affatto scontata per chi conosce l’ambito della letteratura anti-mainstream, nonostante la complessità e mole dell’argomento. Del resto, Bruno Tarquini conosceva ed era amico di un altro grande giurista abruzzese e teramano, Giacinto Auriti, alla cui scuola apparteneva.

Mancheranno la sua rettitudine, la sua sagacia ed erudizione, come tutte le sue doti umane, quali garbo, semplicità e disponibilità, proprio da uomo d’altro tempi; rimangono i suoi scritti e soprattutto il suo esempio, specialmente per chi ha a cuore il proprio Paese e il proprio Continente, e, tra questi, per chi desidera servire lo Stato ed essere autore e protagonista, in piccolo, del cambiamento in senso sovranista e comunitario delle istituzioni e della società.

Eterna memoria, e grazie!

 Roberto De Albentiis

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