Domus Europa » L’ESTETICA DELL’INVISIBILE. IL PENSIERO EURASIATICO DI PAVEL FLORENSKIJ. A cura di Adolfo Morganti.

Sei in: Home // KulturCivilization // L’ESTETICA DELL’INVISIBILE. IL PENSIERO EURASIATICO DI PAVEL FLORENSKIJ. A cura di Adolfo Morganti.

L’ESTETICA DELL’INVISIBILE. IL PENSIERO EURASIATICO DI PAVEL FLORENSKIJ. A cura di Adolfo Morganti.

Luigi Zuccaro, L’estetica dell’invisibile. Il pensiero eurasiatico di Pavel Florenskij, Novaeuropa. Milano 2018, pagg. 222, € 16,00.

Florenskij, chi fu costui? Quando, nel 1974, le edizioni Rusconi pubblicarono la prima traduzione italiana del suo grande trattato La colonna ed il fondamento della verità, a cura di Elemire Zolla e per la traduzione di Pietro Modesto, per quella minoranza di lettori italofoni refrattari all’egemonia gramsciana in ambito culturale per i quali la Rusconi di Alfredo Cattabiani e Zolla rappresentava un indiscusso punto di riferimento, si aprì un mondo. Il combinato disposto della ferrea censura comunista sovietica e delle altrettanto ferree complicità con essa dell’establishment culturale italiano non consentiva di scrutare l’immenso orizzonte della cultura filosofica russa del XX secolo al di là dei canoni del marxismo-leninismo, generando una censura occidentale altrettanto granitica (e ben più duratura della caduta del muro nel 1989) attraverso le cui maglie poteva al massimo penetrare,  ad maiorem gloriam di quella luminosa figura di umanista fiorentino che fu Giangiacomo Feltrinelli, Il dottor Zivago di Boris Parternak, il cui romanticismo bifronte e talvolta un poco ruffiano poteva sposarsi con ogni palato. E fu così che un’ambigua opera di “critica” della rivoluzione marxista-leninista sovietica si tramutò in una fonte inesausta di denaro per la più comunista e militante Casa editrice italiana del tempo… bizzarrie del gramscismo realizzato.

Prendere in mano La colonna ed il fondamento della verità (il cui sottotitolo suona “saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere“), al contrario, era entrare in un altro mondo, in un’altra concezione della realtà, orgogliosamente e volutamente estranea a tutti gli idola tribus della modernità. Già la scelta dell’editore e del curatore di inserire questa massiccia opera di 800 pagine in una piccola e curatissima collana che ospitò i più importanti scritti di Joseph de Maistre e Juan Donoso Cortes la poneva risolutamente fuori dalle mode del tempo. In decenni in cui – oggi dirlo suona quasi ridicolo – il comunismo era considerato soprattutto nell’Italia democristiana degli anni ‘70 l’imminente vincitore, l’unico futuro possibile per l’umanità, in cui i tatticismi degli “eurocomunismi” non celavano se non per vezzo il legame organico e costante fra l’URSS e l’intellighenzia culturale italofona; nel mentre gran parte del mondo cattolico faceva a gara nel correre in aiuto del probabile trionfatore, lanciare fra le gambe di questa intellettualità esangue e prona Florenskij fu un colpo di genio, anche se a scoppio ritardato.

Come sempre accadeva al cospetto del lavoro di Zolla, Cattabiani e Rusconi si levò infatti una massiccia cortina di silenzio, condita da qualche laicissimo esorcismo, e Pavel Florenskij rimase per il lettore italiano mainstream uno sconosciuto, e per gli “irregolari” un autore alto e difficile, quindi poco letto e, francamente, ancor meno compreso.

Dopo tre anni nuovamente Elemire Zolla ospitò nel numero 2/1977 nella sua magnifica e oramai dimenticata rivista Conoscenza religiosa un folgorante articolo di Florenskij intitolato “Il dizionario dei simboli”, che allargò leggermente il novero di coloro che ebbero la fortuna di scoprire questo nuovo mondo spirituale e culturale alla selezionata platea dei Lettori di quella testata; ma il suo autentico colpo da maestro fu la curatela per la giovane Casa editrice milanese Adelphi di un breve, folgorante testo di Pavel Florenskij: Le porte regali. Saggio sull’icona. E grazie al potere magico delle mode culturali e dell’appeal salottiero della nuova sigla editoriale, cui vennero e vengono perdonati peccati ed incursioni culturali altrimenti inconcepibili al politically correct e scomunicati col ferro e col fuoco, questo autore venne finalmente sdoganato.

Da 40 anni ad oggi, a irregolari ondate, sono stati tradotti decine di trattati, epistolari, raccolte di saggi di questo Autore sui temi più diversi, tratti quasi sempre dalla sua Opera omnia; molte meteore editoriali che non sono giunte alla terza ristampa, ma i titoli di alcuni suoi “classici” iniziano ad esser noti anche ai lettori della terza pagina di Repubblica. Il che, va tuttavia sottolineato, non costituisce alcuna garanzia. Al contrario, il rischio è che la lettura di un articolo di giornale ne sostituisca lo studio e la comprensione.

Poiché Pavel Florenskij è la dimostrazione che esiste un punto unitario, irrorato dalle sorgenti metafisiche dell’esperienza del Sacro, in cui la frammentazione iperspecialistica della cultura contemporanea riacquista una sua unitarietà profonda, organica, ontologica. Complessa finché si vuole, ma dotata di un Centro e pertanto concretamente esperibile dalla persona che si senta vocata a tanto cammino. Per cui il suo spaziare fra matematica, antropologia, teologia – che immediatamente stupisce il lettore occidentale – non è segno di vacuo eclettismo umanistico né tantomeno di enciclopedismo storicistico, ma della sua immensa capacità di percorrere i sentieri tra unità e molteplicità a partire dall’Uno, che è il Logos incarnato. E il suggello tragico della sua avventura terrena è in realtà, con tutta evidenza, il sigillo di un martirio che è stato in primo luogo coraggiosa e purissima resistenza contro le apostasie della modernità.

In questo contesto il saggio che qui presentiamo ha il pregio di tentare di accompagnare il lettore esattamente alla scoperta delle fondamenta di questa visione unitaria. L’Autore dimostra di muoversi a suo agio all’interno dei labirinti della filosofia della scienza contemporanea, ricostruendo i fili di un dialogo a distanza che Florenskij mantenne sempre con la cultura scientifica a lui coeva, se non altro per inverarne alcune felici intuizioni in una cornice metafisicamente più organica, e nel contempo per criticarne le innumerevoli fragilità. La cornice metafisica in cui Zuccaro si muove è quella della cd. sophia perennis, e fortunatamente il suo serrato confronto con una figura di estremo spessore spirituale Ortodosso libera questa definizione dalle risonanze sincretistiche (se non massoniche) che particolarmente in Europa essa tende troppo spesso ad assumere, negando con ciò sia il sostantivo (sophia) che l’aggettivo (perennis) di cui si fregia. Non a caso, a nostro parere, le pagine più interessanti di questo saggio concernono esattamente la dottrina del Logos in Florenskij, a partire proprio da La colonna ed il fondamento della verità (pagg. 103 e segg.).

In conclusione, una valutazione necessariamente concerne l’aggettivo “eurasiatico” che l’Autore attribuisce al pensiero di Pavel Florenskij. Più ci si addentra nella conoscenza dell’amplissima produzione saggistica di quest’Autore, più appare evidente il suo totale radicamento nella tradizione russa ortodossa. In lui sono del tutto sconosciute le oscillazioni dottrinali e gli scivolamenti ideologici che dall’illuminismo in poi hanno coinvolto a più riprese ampi settori del pensiero filosofico ed anche teologico “cattolico”; e non accenniamo qui ad un possibile paragone col pensiero d’estrazione protestante, che di quella modernità individualistica che Florenskij combatté fino alla fine è stato l’utero e il vivaio. Né è possibile seriamente avvicinargli il pensiero e la teologia “tradizionalista”, che delle ideologie della modernità è il rovescio ed il negativo, da esse inseparabili. Probabilmente l’Autore di questo saggio intende con questo aggettivo la prospettiva di un rinsaldamento culturale e spirituale che unisca l’Eurasia a partire da una profonda riscoperta delle proprie radici culturali e spirituali, indubbiamente capaci di rileggere l’insieme della cultura contemporanea, anche e soprattutto di quella scientifica, a partire da un “fondamento” che renda possibile usare senza sorridere la parola “verità”. E questo auspicio, beninteso, ci trova del tutto concordi.

Adolfo Morganti

Leave a Reply

 

 

Login

Copyright © 2009 Domus Europa. All rights reserved.
Data del decreto che autorizza la registrazione: 06/06/2015 num.reg.stampa:3 | num.R.G.:716/2015
Registrazione marchio: n°di pubblicazione: RN2013C000315 | pubblicato: 06/08/2013 | classe Internazionale 41 -
Designed by siroscape.
Per offrirti un'esperienza di navigazione ottimizzata e in linea con le tue preferenze, domus-europa.eu utilizza cookies, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy