Domus Europa » ANTROPOCENE – LA POTENZA DELL’IMMAGINE. MOSTRA FOTOGRAFICA AL MAST FOUNDATION DI BOLOGNA.

Sei in: Home // Le 8 Muse // ANTROPOCENE – LA POTENZA DELL’IMMAGINE. MOSTRA FOTOGRAFICA AL MAST FOUNDATION DI BOLOGNA.

ANTROPOCENE – LA POTENZA DELL’IMMAGINE. MOSTRA FOTOGRAFICA AL MAST FOUNDATION DI BOLOGNA.

FacebookTwitterLinkedIn

Foto gentilmente concesse dalla Fondazione MAST.

Antropocene è una mostra a ingresso gratuito, a tutti più che consigliabile, a Bologna presso la Fondazione MAST. La forza delle immagini vale di più delle parole, le bellissime fotografie di Burtynsky, scattate anche in remoti luoghi del pianeta, riescono al contempo a svelare la realtà e talvolta a turbare, mentre le video installazioni rinforzano informazioni che non sono sempre alla portata del pubblico. Grazie a queste informazioni affrontiamo brevemente il tema che si sviluppa nelle sale del MAST.

Antropocene è un termine coniato da Paul J.Crutzen e Eugene Stoermer per designare un nuovo inizio di un’epoca geologica, che si distinguerebbe quindi dall’Olocene iniziata circa 12000 anni fa. Questo neologismo e il concetto che designa è ancora in via di discussione tra i geologi. Il proposito è quello di definire una nuova epoca in corrispondenza al cambiamento climatico in atto, causato primariamente dall’attività umana. A questo riguardo la comunità scientifica non è unanime, alcuni scienziati insistono sulla ciclicità delle modificazioni climatiche a cui l’uomo contribuirebbe ma che non determinerebbe. Quello che per ora sta accadendo, come lo scioglimento della calotta polare, per quanto drammatico, non è che il preludio degli effetti che potrebbero prodursi.

L’inizio dell’Antropocene viene collocato alla metà del XX secolo, in corrispondenza dell’accelerazione della globalizzazione, gli stessi anni in cui furono dispersi elementi radioattivi in seguito ai test ed alle esplosioni nucleari.

Vengono identificate alcune sindromi che descrivono parzialmente il cambiamento climatico causato dall’uomo: la sindrome del Sahel, lo sfruttamento agricolo di aree relativamente marginali con la tendenza alla desertificazione; la sindrome del Katanga, il degrado dell’ambiente legato allo sfruttamento di fonti d’energia non rinnovabili; la sindrome della terra bruciata, ovvero la devastazione ambientale dovuta al perseguimento di obiettivi militari.

Dall’inizio della rivoluzione industriale oltre 390 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica sono state rilasciate nell’atmosfera attraverso il consumo di combustibili fossili e altre attività industriali. Nel 1950 venivano prodotte complessivamente meno di 2 milioni di tonnellate di plastica all’anno. All’inizio del nuovo millennio la produzione globale ha raggiunto i 300 milioni di tonnellate all’anno. Il volume totale di plastica accumulata fino al 2015 è stato calcolato essere pari a 5 miliardi di tonnellate, sufficiente per avvolgere la Terra in una pellicola di plastica. E’ stato calcolato che entro il 2050 nel mare ci sarà, in termini di peso, più plastica che pesci.

Questa straordinaria attività industriale non è stata esclusivamente un modo

Foto gentilmente concesse dalla Fondazione MAST

in cui l’avidità umana ha potuto tradursi, come talvolta si tende unilateralmente a giudicare, quanto anche la risposta ad un bisogno legittimo di migliori condizioni di vita, condizionato oggi più che mai da quel che appare come il vero centro del problema: l’abnorme crescita demografica mondiale. Dalle stime ritenute oggi adeguate, il primo miliardo di abitanti sul pianeta fu raggiunto intorno all’inizio del XIX secolo, il secondo miliardo nei primi anni del Novecento. Attualmente al mondo si contano 7,6 miliardi di persone. L’enorme aumento della popolazione pone l’umanità stessa e la natura nella quale e con la quale vive di fronte a problemi a lungo termine di eccezionale portata. A cominciare dalle riserve d’acqua dolce, indispensabili anche per le colture intensive di piante e animali. Uno dei tanti esempi della mostra è quello di Almeria in Spagna che negli anni Trenta del Novecento era una provincia molto povera, e che oggi grazie alla coltivazione di ortaggi freschi in serra è diventata una provincia ricca. La manodopera è costituita quasi esclusivamente da immigrati africani. La produzione intensiva minaccia la locale falda di acqua fossile Sorbas-Tabernas, risorsa non rinnovabile che ora rischia di esaurirsi.

Non si tratta quindi esclusivamente della denuncia della vasta opera umana d’inquinamento, quanto della preoccupazione per la richiesta sempre più massiccia di risorse naturali che vanno esaurendosi man mano che la crescita demografica aumenta esponenzialmente. La coscienza critica di alcuni studiosi ha interpretato le sfide che vanno delineandosi all’orizzonte dell’umanità come “transumanesimo”: il farsi carico delle problematicità attraverso l’ingegneria climatica, la geoingegneria e la ricerca genetica, utilizzando le conoscenze di oggi, ancora insufficienti e spesso senza l’appoggio della volontà politica, e quelle che potranno svilupparsi in futuro per evitare il collasso, le migrazioni di massa, e il pauperismo che potrebbe portare a disastrosi disordini sociali.

(P.A.)

Leave a Reply

 

 

Login

Copyright © 2009 Domus Europa. All rights reserved.
Data del decreto che autorizza la registrazione: 06/06/2015 num.reg.stampa:3 | num.R.G.:716/2015
Registrazione marchio: n°di pubblicazione: RN2013C000315 | pubblicato: 06/08/2013 | classe Internazionale 41 -
Designed by siroscape.
Per offrirti un'esperienza di navigazione ottimizzata e in linea con le tue preferenze, domus-europa.eu utilizza cookies, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy