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LE MOLTE LATITUDINI DI IOAN PETRU CULIANU. Di Madame Janus

R. Moretti, “Il sacro, la Conoscenza e la Morte. Le molte latitudini di Ioan Petru Culianu (Iasi 1950 – Chicago 1991)”, Il Cerchio, 2019.

«Nulla è costante tutto è interpretazione, nulla sfugge al gioco dell’interpretazione» potrebbe esser l’incipit di questo libro, di questo viaggio che prende per mano il lettore per farlo entrare nell’affascinante mondo di Ioan Petru Culianu. Uomo di penetrante intelligenza, storico delle religioni, debitore degli studi condotti da Mircea Eliade e Ugo Bianchi, interessato ad ogni scienza cognitiva, pensatore dissidente, che riuscì fortunatamente ad emigrare dalla Romania dove imperversava la dittatura. Morì nel 1991, a 41 anni, assassinato in circostanze irrisolte nei bagni della Divinity School di Chicago dove insegnava. Le modalità con cui venne freddato dai colpi di pistola hanno fatto ipotizzare un’esecuzione straordinariamente organizzata, “da professionista”, e al sospetto del coinvolgimento dei servizi segreti romeni ancora legati al deposto Ceausescu.

Culianu chiarisce la sua posizione di fronte alle religioni definendole “programmi mentali”, in quanto la mente è condizionabile, ovvero «ogni essere che fin dall’origine del mondo sia inserito in uno scambio intersoggetivo ha parte in un processo magico». Rinomato studioso del Rinascimento, fu autore di importanti saggi sullo Gnosticismo, dalla parola greca “gnosis”, conoscenza, cioè sul dualismo metafisico, dualismo che fu parola coniata da Thomas Hyde nel XVIII secolo per indicare una caratteristica precipua della religione dell’antica Persia che contrapponeva un Dio buono a un Dio malvagio. L’ascensione dell’anima o piscanodia è la realizzazione della gnosi, il fine ultimo gnostico, per cui la natura umana è concepita come antagonista e imprigionante. La caratteristica che mette in relazione tutte queste dottrine è l’enfasi sulla trascendenza contrapposta al mondo ingannatore, si è nel mondo ma non del mondo, in opposizione al nichilismo, ossia ad una visione della vita materialista ed antimetafisica. E’ appunto questo nichilismo il tratto distintivo della modernità, che Culianu avversava come mercificazione di ogni cosa. Modernità che concepita dall’uomo come negazione del limite, inteso morale, o cattolicamente creaturale, può essere interpretata come un frutto carsicamente maturato dallo gnosticismo solo compiendo un sovvertimento terminologico. Al di là delle considerevoli differenze tra tutte le dottrine etichettate come gnostiche, alcune complicate da un’immaginazione ridondante, antecedenti al Cristianesimo anche se pure proliferate all’interno di alcune comunità cristiane nei primi secoli, una questione interessante emerge, come sottolinea la Moretti, quando Culianu «mette in relazione la struttura del dualismo presente nei miti con quella dualistica, bicamerale, espressa nei due emisferi del cervello umano». Questo porta ad individuare che il pensiero umano elabori naturalmente per opposizioni binarie: partendo dall’esperienza del ritmo respiratorio, dall’alternarsi del giorno e della notte, dalla complementarietà tra l’uomo e la donna, fino ad approdare alle concezioni di bene e male, puro ed impuro, concreto ed astratto, materiale e spirituale, e così via.

Per Culianu era necessario valutare il radicale mutamento che si era verificato a causa della Riforma e della Controriforma, dirette ad estirpare il pensiero magico in Occidente. Un esempio di tale pensiero magico viene rinvenuto nell’Amor Cortese, in cui lo studioso romeno individua il distanziamento volontario dal soggetto amato, e di conseguenza la volontaria sofferenza ingenerata dalla sospensione della realizzazione del desiderio, che determina una profonda esperienza avverata mediante la cosciente idealizzazione o culto di un essere tratteggiato come sublime, che racchiude ogni pensiero e slancio nella mente dell’amante, il quale, in un certo senso, si annulla. In questa concentrazione costante non è per altro azzardato rinvenire la modalità dell’ascesi tipica di ogni dottrina devozionale. Culianu evidenzia che il mondo esterno e il mondo interiore degli individui interferiscono l’uno sull’altro e che è difficile capire dove realmente finisca l’uno e inizi l’altro. E’ questa una considerazione che trova uno sviluppo nella scienza moderna, nella meccanica quantistica, che pone fortemente in dubbio l’idea che l’universo esista oggettivamente. Scrive l’Autrice, «nell’esplorazione dei fenomeni microscopici, emerge la duplice natura della luce col dualismo onda-corpuscolo (o particella). Due stati distinti impossibili da osservare contemporaneamente, che hanno portato il fisico Werner Heisenberg ad elaborare il famoso “principio d’indeterminazione”, perché la realtà osservata sfugge all’osservazione e sarebbe per questo indeterminabile». D’altronde la Moretti mette in luce che «Culianu affermava l’inadeguatezza degli ambiti intesi come “magia”, “scienza” e “religione”, non essendoci nel suo pensiero nessun confine che li definisca strutturalmente». Questi ambiti sono prodotti della mente, vanno intesi come ognuno esprimente una prospettiva sulla realtà, una conoscenza che si dipana tra dialettica teorica e modalità operative, per cui «non esiste un concetto di realtà stabile». Nondimeno, giustamente, lo studioso romeno riteneva, come chiarisce l’Autrice, che «la visione del mondo del Rinascimento basato sulla magia, e quello moderno basato sulla scienza empirica, rappresentassero due sistemi di pensiero distinti e incommensurabili».

Un libro perfetto per coloro che poco conoscono Culianu, per il confronto con la freschezza del pensiero di uno studioso che uscendo dagli ambiti accademici è ancora troppo dimenticato.

Madame Janus

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