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PIERLUIGI CROLA, L’ATTUALITÀ DEL PÒRTA.

P. Crola, “L’Attualità del Pòrta. Lettura ragionada de sò poesii”, Il Cerchio, 2019. – € 18.00 (www.ilcerchio.it)

Insieme al romano Gioacchino Belli, il milanese Carlo Porta è di certo il più famoso poeta dialettale italiano, le sue poesie nella lingua del popolo fotografano la realtà quotidiana dei suoi concittadini. L’uso del milanese rafforza l’autenticità dei suoi racconti e li rende vivi. La grande umanità con cui questo scrittore ha descritto le esistenze dei popolani di Milano nei loro momenti felici o negli aspetti tristi fino alla vergogna, lo ha fatto amare anche fuori dei confini regionali.

Pierluigi Crola, compaesano e studioso del Porta, socio dell’Associazione Culturale Terra Insubre, ha da poco pubblicato un libro in milanese: L’attualità del Pòrta. Lettura ragionada di so poesii, che intende mostrare ai contemporanei quanto l’arte del poeta lombardo abbia qualcosa di importante da dirci anche oggi.

Il saggio è stato pubblicato alla fine dello scorso anno da Il Cerchio ed è la quarta pubblicazione in lingua lombarda della Collana Insubria. L’autore, dopo una biografia del nòstr Carlin, espone alcuni aspetti importanti nella visione del mondo del poeta attraverso otto capitoli che affrontano l’analisi dei suoi componimenti: l’amore per la lingua che scelse per scrivere, la religione, la politica e l’atteggiamento verso le autorità civili ed il governo, quindi el valor de l’identità, la question social e i debolezz uman.

Crola spiega che Porta non fu anticlericale per sistema o irrispettoso verso la religione, ma se la prese “cont i abus che quei che dovarien vess i primm a rispettà, compissen in del sò nòmm”, un atteggiamento ben distante da quello dei giacobini.

Di paisan se ne incontrano pochi nei sonetti di Porta, egli cantò i pòver de città, che però staven minga mej. Tramite le rime di Porta si possono rivivere le atmosfere dell’epoca delle dame e dei cavalieri serventi, del governo dei Tedeschi (spesso criticato) e anche di quell’opportunismo che serviva per sopravvivere in una società spietata, “ona specie de rassegnazion atavica”, essere “semper sudit”. La narrazione del passato forse allora ci mostra che qualcosa  non è cambiato. Lo studioso, prendendo spunto dai versi onesti che cita, trattando dei nòster temp esprime il suo pensiero riguardo la nostra situazion politica pòcch invidiabil e chi prende posizione spesso è preferibile a chi si finge imparziale. C’è chi vuole imporre “per leg el studi de l’inno de Mameli” e poeu obbliga “i insegnant a tirà via el crocefiss in di scòl”… Ci vorrebbe un nuovo poeta senza peli sulla lingua a risvegliare le addormentate coscienze? Il sonno della satira produce passività ed indifferenza.

Le pagine del libro sono ornate con le tavole del disegnatore Gino Sandri, che nel 1929 ha illustrato la prima edizione delle poesie edite ed inedite del Porta.

Il milanese è una lingua facile e gentile, si fa capire presto senza troppi problemi (perlomeno tra i settentrionali); comunque tutte le poesie ristampate nel libro sono accompagnate da una traduzione in italiano. Personalmente avendo lavorato a Milàn più di qualche anno posso dire di masticare abbastanza el lenguagg dei suoi abitanti, e Pierluigi Crola scrive nella sua lingua madre con risultati molto piacevoli. Sostenendo che “nanca el federalismo l’è a portada de man” inolte ha pienamente ragione. Parla con cognizione di causa quando spiega che oggi insieme alla mancanza di interesse per la politica c’è anche lo scarso interessamento per la cultura. Si pensa solo al guadagno, però non si tiene conto che “l’è minga l’economia che la condiziòna la politica, ma l’è el contrari”.

C’è da sperare che il lavoro di Crola contribuisca ad avvicinare i milanesi (e soprattutto i ragazzi) alla loro storia ed alla loro lingua.

E.F.

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