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LA RICOMBINAZIONE DI SAARS-COVID-2 E HIV-1 E ALTRE CHIMERICHE MITOLOGIE. COMPENDIO PER COVIDIOTI. Di Franco Infermieri

Luc Montagnier, premio nobel per la medicina, sostiene che sono state inserite sequenze di HIV tra le glicoproteine del Sars-Cov-2 mentre si stava tentando di trovare un vaccino per l’AIDS.

La sua posizione si basa su questo articolo scientifico di fine gennaio (https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.01.30.927871v1) – la famosa “ricerca indiana” di cui Montagnier parla in ogni intervista.

Lo studio, a causa delle critiche* della comunità scientifica – consultabili online, è stato ritirato dagli stessi autori per degli approfondimenti. Il suo contenuto è ancora consultabile in versione pre-print, cioè senza la classica revisione “doppio cieco” che hanno la grande maggioranza di tutti gli articoli pubblicati su riviste scientifiche – succede che articoli scientifici vengano ritirati a seguito di verifiche.

Le critiche a cui è stato sottoposto lo studio indiano citato da Montagnier sono molteplici, eccone un paio in sintesi:

Primo punto: le sequenze glicoproteiche presenti nell’HIV-1 trovate anche nel coronavirus che causa il COVID19 sono presenti anche nel virus in versione “animale”.

Nel medesimo archivio da dove sono tratte la maggior parte delle fonti (NCBI, un esempio: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/protein/3334647) sono conservate una miriade di sequenze glicoproteiche dell’HIV, che come tutti i virus riesce a mutare casualmente nel tempo. Nel medesimo archivio da dove sono tratte la maggior parte delle fonti (NCBI, un esempio: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/protein/3334647) sono conservate una miriade di sequenze glicoproteiche dell’HIV, che come tutti i virus è capace di mutare casualmente nel tempo. Tramite questo archivio, prendendo “pezzi” di un HIV-x (cioè qualsiasi), potenzialmente si potrebbero fare comparazioni con qualsiasi altro virus. Questo anche per una mera questione statistica: se nell’archivio si cerca “virus” si ottengono questi risultati (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/protein/?term=virus):

Human immunodeficiency virus 1 (1 197 785)

Influenza A virus (959 511)

Hepacivirus C (199 109)

Hepatitis B virus (162 184)

Influenza B virus (147 653)

All other taxa (altri virus) (2 650 810)

Cioè, un risultato su 3,7 è una variante dell’HIV.

Inoltre, nel Sars-Covid-2 le parti simili all’HIV sono “circondate” da combinazioni casuali che non lasciano trasparire alcuna manipolazione artificiale su quegli elementi. “Se fosse stata eseguita la manipolazione genetica, sarebbe probabilmente stato usato uno dei numerosi sistemi di genetica inversa disponibili per i betacoronavirus. Tuttavia, i dati genetici mostrano inconfutabilmente che SARS-CoV-2 non è derivato da nessun elemento di virus precedentemente utilizzato” (https://www.nature.com/articles/s41591-020-0820-9).

Punto due: Ci sono studi del 2003 che sottolineano la medesima somiglianza tra il primo Sars-Covid e HIV-1 (https://link.springer.com/article/10.1186/1471-2180-3-20) e nel 2011 venne pubblicata una ricerca che faceva la medesima correlazione tra influenza A e HIV [https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3165756/].

Paradossalmente si possono trovare pattern simili anche tra ebola e Sars-Covid-2 (o tra HIV e H1N1). Come detto, se si fa cherry picking sulle sequenze genetiche (o glicoproteiche), si potrebbe comparare la qualsiasi.

Anche gli esseri umani hanno parti genetiche identiche ad alcuni vegetali o animali, ma non si oserebbe parlare di manipolazione genetica in questi casi – ovvio si tratta di scale e sequenze più lunghe di quelle di un virus, ma il principio logico è pressoché identico nella sua iperbole.

 

Ciò non toglie l’utilità della ricerca indiana, motivo per cui è rimasta sul sito. Sottolinea l’ovvio, e cioè che nella grande famiglia dei coronavirus le glicoproteine S possono risultare sensibili alle terapie contro l’AIDS. Ed effettivamente qualche test clinico è stato fatto https://www.sciencemag.org/news/2020/01/can-anti-hiv-combination-or-other-existing-drugs-outwit-new-coronavirus.

Nei commenti all’articolo scientifico lo stesso autore capofila della ricerca, Prashant Pradhan dichiara:

“Questo è uno studio preliminare. Considerando la grave situazione, è stato condiviso in BioRxiv il più presto possibile per avere una discussione creativa sulla rapida evoluzione dei coronavirus simili alla SARS. Non era nostra intenzione alimentare le teorie della cospirazione e qui non vengono fatte affermazioni del genere. Mentre apprezziamo le critiche e i commenti forniti dai colleghi scientifici nel forum BioRxiv e altrove, la storia è stata interpretata e condivisa in modo diverso dai social media e dalle piattaforme di notizie. Abbiamo ricevuto positivamente tutte le critiche e i commenti. Per evitare ulteriori interpretazioni errate e confusioni in tutto il mondo, abbiamo deciso di ritirare la versione corrente della prestampa e torneremo con una versione rivista dopo la rianalisi, affrontando i commenti e le preoccupazioni. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questo processo di revisione aperta.”

Un’ultima osservazione alle considerazioni fatte qui sopra: che quella dell’origine naturale del virus è certamente l’ipotesi più probabile ma non è detto che sia quella definitiva. In scienza non si danno verità ma ipotesi interpretative/esplicative supportate dai fatti. Se un giorno, a seguito del pubblico confronto/incontro tra migliaia di studiosi e altrettante ricerche, dovessero venir fuori risultati che falsificherebbero l’ipotesi dell’origine naturale del Sars-Cov-2, esse sarebbero le benvenute… anche gli scienziati sono uomini che sbagliano, come Montagnier.

 

Franco Infermieri

 

* Le critiche sono di natura teorica, empirica e deontologica. A titolo d’esempio, gli autori dicono nelle conclusioni che una tale combinazione delle sequenze proteiche chiave dell’HIV è “improbabile che sia casuale in natura” (unlikely to be fortious in nature) ma confonde il principio di probabilità con quello di possibilità: eventi quasi impossibili si verificano in natura, uno tra i più conosciuti è quello dell’evoluzione del genere Triticum, cioè la ricombinazione/arricchimento genetico del grano tenero dal farro selvatico. Cadono anche nell’errore, questa volta più deontologico, di dare un significato alla casualità: cioè dare un giudizio di valore a un dato di fatto. La mutazione è casuale ma improbabile? Allora è artificiale. No, niente, né a livello genetico né a livello investigativo dà probabilità a questa interpretazione.

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