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MARE NOSTRUM? Da “Minima Cardiniana 295/5.

Domenica 4 ottobre 2020, San Francesco d’Assisi

MARE NOSTRUM?
Che cosa sta accadendo nel Mediterraneo? E in che senso, fino a che punto vi è coinvolto al nostro paese, che di quel mare si trova al centro e al quale la NATO chiede un coinvolgimento sempre maggiore mentre, all’interno di esso, di “politica estera” si parla sempre meno? Siccome questi problemi riguardano e coinvolgono anche il tema della sovranità della nostra repubblica (sovranisti, ci siete? Dove siete?) sarà bene riflettere sugli argomenti proposti da Manlio Dinucci e anche alla luce di essi far attenzione a quanto sta avvenendo nei Balcani e al ruolo dell’aeroporto militare di Alviano.

MANLIO DINUCCI
GASDOTTO ESPLOSIVO NEL MEDITERRANEO
Nel Mediterraneo orientale, nei cui fondali sono stati scoperti grandi giacimenti offshore di gas naturale, è in corso un aspro contenzioso per la definizione delle zone economiche esclusive, al cui interno (fino a 200 miglia dalla costa) ciascuno dei paesi rivieraschi ha i diritti di sfruttamento dei giacimenti.
I paesi direttamente coinvolti sono Grecia, Turchia, Cipro, Siria, Libano, Israele, Palestina (i cui giacimenti, nelle acque di Gaza, sono in mano a Israele), Egitto e Libia. Particolarmente teso è il confronto tra Grecia e Turchia, ambedue membri della Nato.
La posta in gioco non è solo economica. La vera partita che si gioca nel Mediterraneo orientale è geopolitica e geostrategica, e coinvolge le maggiori potenze mondiali.
In tale quadro si inserisce l’EastMed, il condotto che porterà nella Ue gran parte del gas di quest’area. La sua realizzazione è stata decisa al summit, svoltosi a Gerusalemme il 20 marzo 2019, tra il premier israeliano Netanyahu, il premier greco Tsipras e il presidente cipriota Anastasiades.
Netanyahu ha sottolineato che “il gasdotto si estenderà da Israele all’Europa attraverso Cipro e Grecia” e Israele diverrà così una “potenza energetica” (che controllerà il corridoio energetico verso l’Europa), Tsipras ha sottolineato che “la cooperazione tra Israele, Grecia e Cipro, giunta al sesto summit, è divenuta strategica”. Lo conferma il patto militare stipulato dal governo Tsipras con Israele cinque anni fa (il manifesto, 28 luglio 2015).
Al summit di Gerusalemme (i cui atti sono pubblicati dall’Ambasciata Usa a Cipro) ha presenziato il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, sottolineando che il progetto EastMed varato da Israele, Grecia e Cipro, “partner fondamentali degli Usa per la sicurezza”, è “incredibilmente tempestivo” poiché “Russia, Cina e Iran stanno tentando di mettere piede in Oriente e in Occidente”.
La strategia Usa è dichiarata: ridurre e infine bloccare le esportazioni russe di gas in Europa, sostituendole con gas fornito o comunque controllato dagli Usa. Nel 2014 essi hanno bloccato il SouthStream, che attraverso il Mar Nero avrebbe portato in Italia gas russo a prezzi competitivi, e tentano di fare lo stesso con il TurkStream che, attraverso il Mar Nero, porta il gas russo nella parte europea della Turchia per farlo arrivare nella Ue.
Allo stesso tempo gli Usa cercano di bloccare la Nuova Via della Seta, la rete di infrastrutture progettata per collegare la Cina al Mediterraneo e all’Europa.
In Medio Oriente, gli Usa hanno bloccato con la guerra il corridoio energetico che, in base a un accordo del 2011, avrebbe trasportato, attraverso Iraq e Siria, gas iraniano fin sul Mediterraneo e in Europa.
A questa strategia è accodata l’Italia, dove (in Puglia) arriverà l’EastMed che porterà il gas anche in altri paesi europei. Il ministro Patuanelli (M5S) ha definito il gasdotto, approvato dalla Ue, uno dei “progetti europei di interesse comune”, e la sottosegretaria Todde (M5S) ha portato l’adesione dell’Italia all’East Med Gas Forum, sede di “dialogo e cooperazione” sul gas del Mediterraneo orientale, cui partecipano – oltre a Israele, Grecia e Cipro – Egitto e Autorità palestinese.
Ne fa parte anche la Giordania, che non ha giacimenti offshore di gas non affacciandosi sul Mediterraneo, ma lo importa da Israele. Sono invece esclusi dal Forum Libano, Siria e Libia, cui spetta parte del gas del Mediterraneo orientale. Hanno preannunciato la loro adesione Stati uniti, Francia e Ue.
La Turchia non vi partecipa per il contenzioso con la Grecia, che la Nato però è impegnata a dirimere: “delegazioni militari” dei due paesi si sono incontrate già sei volte al quartier generale Nato a Bruxelles.
Intanto, nel Mediterraneo orientale e nel limitrofo Mar Nero, è in corso un crescente dispiegamento delle Forze navali Usa in Europa, con quartier generale a Napoli Capodichino. La loro “missione” è “difendere gli interessi Usa e Alleati, e scoraggiare l’aggressione”. Stessa “missione” per i bombardieri strategici Usa B-52, che volano sul Mediterraneo orientale affiancati da caccia greci e italiani.
(il manifesto, 29 settembre 2020)

LE OPERAZIONI NEL MEDITERRANEO E NEI BALCANI
Con quasi 60 jet, Aviano diverrà in pochi anni la più importante base Us Air Force in Europa

Nel giro di pochi anni Aviano è destinata a diventare la base più importante dell’Us Air Force in Europa. La decisione di trasferire dalla Germania un altro squadrone di caccia F-16 la renderà la punta avanzata delle operazioni nel Mediterraneo e nei Balcani, con un occhio di riguardo al Mar Nero. In tutto ci saranno quasi sessanta jet: intercettori, bombardieri, velivoli specializzati nel distruggere la contraerea avversaria. Verranno uniti nel 31mo stormo, chiamato “Wyvern” come un leggendario drago dalla coda velenosa. Tra le loro missioni anche gli attacchi con bombe atomiche, custodite in un bunker sotterraneo nel perimetro dell’aeroporto. Il potenziamento di Aviano si aggiunge a quello di Vicenza, che ospita i parà dell’Us Army, e di Sigonella, dove operano gli stormi della Navy, trasformando la Penisola un avamposto delle forze Usa.
(la Repubblica, 2 ottobre 2020)

 

 

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