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ANCORA SULLA PANDEMIA.

In UK nonostante la vaccinazione stanno riemergendo i contagi a causa della variante Delta, una delle varianti del virus sequenziate in India. I dati riportati dall’Office for National Statistics dicono di una trasmissibilità maggiore, intorno al 60%, che al 7 Giugno ha causato 383 nuovi ingressi in ospedale ed ha mietuto 42 vittime, 12 delle quali erano state vaccinate con due dosi da oltre 14 giorni, e 7 vittime con una dose da oltre 21 giorni. La narrazione che è stata fatta che il vaccino coprirebbe in ogni caso, al 100%, dalla sintomatologia grave, dall’ospedalizzazione e dalla morte, andrebbe rivista.

A dir la verità molte cose andrebbero riconsiderate. Uno studio sul nuovo coronavirus del Prof. Nicolai Petrovsky che, nonostante le sue credenziali per aver pubblicato oltre duecento articoli su riviste scientifiche di importanza mondiale, è stato rigettato più volte nell’ultimo anno, ha messo in discussione l’origine naturale del nuovo coronavirus, sottolineando che quanto stava avvenendo con il Sars-CoV-2 non era tipico di una zoonosi, in quanto «fin dalla sua apparizione a Wuhan ha mostrato un’eccezionale trasmissibilità da uomo a uomo», cosa che di norma in natura richiede un lungo lasso di tempo. Se così non fosse gli spillover, il salto dei virus dagli animali serbatoio agli esseri umani, sarebbero tremendamente molto più frequenti. Alla fine lo studio è stato accettato pochi giorni fa dalla Nature Scientific Report.

Il clima attorno alle problematiche prioritarie sul coronavirus sta in parte cambiando, e con esso l’agenda politica americana, quando perfino Anthony Fauci si è detto pubblicamente non certo dell’origine naturale del virus, in riferimento all’ipotesi di una fuoriuscita da un laboratorio di massima sicurezza. E’ lapalissiano che un evento accidentale è una cosa, altra una volontà, una macchinazione, una cospirazione all’origine della pandemia, comunque assai difficile da provare. E comunque, avvenuta in Cina o altrove? Ulteriore questione capitale che non può essere secondaria, visto che ormai e’ un dato acclarato, grazie alle prove esibite dall’Istituto Nazionale dei Tumori, che in Italia, ad esempio, il nuovo coronavirus fosse già presente almeno da Settembre 2019.

Il caso di Petrovsky non è certamente l’unico, vi è stata nell’ultimo anno una certa incredulità e frustrazione da parte di alcuni esperti nel non poter mettere in discussione la narrazione dominante. Che un certo grado di opportunità politica fosse all’origine di tutte le informazioni che filtravano dai media al pubblico, è purtroppo un’ovvietà. Il giornalista Ian Birrell, collaboratore dell’ex Primo Ministro inglese David Cameron, ha recentemente scritto che le Istituzioni Cinesi hanno sponsorizzato la rivista scientifica Nature per almeno 10 milioni di dollari l’anno passato, rafforzando una volta ancora il presentimento che nella faccenda del virus ci siano stati troppi conflitti di interesse. Ci si potrebbe domandare, sulla stessa falsa riga, come mai la prestigiosa rivista medica The Lancet abbia potuto pubblicare una dichiarazione congiunta di 27 esperti, in data 19 Febbraio 2020, in cui l’origine non naturale del Sars-CoV-2 veniva frettolosamente bollata come non-scientifica e complottista. Non è difficile richiamare alla mente le parole di Michel Foucault, il potere è tollerabile quanto più riesce a dissimulare i suoi meccanismi.

La Scienza osserva le regolarità attraverso modelli teorici, esperimenti, analisi di dati, e cerca di trarne un sistema coerente. Ha implicitamente un carattere di relatività. Rimane sempre la necessità del dibattito e del dubbio, dell’interpretazione stessa dei dati, del confronto. Quando contro-argomenti vengono silenziati, si ha davvero l’impressione che la Scienza non faccia il proprio lavoro, e che le intenzioni siano altre. Il dibattito pubblico, aperto, ammettendo anche le lacune nella conoscenza, è di fondamentale importanza. La verità è precaria, enunciata come tale fino a quando delle evidenze in conflitto non vengono presentate, discusse, elaborate.

P.A.

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