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VATICANO VS ZAN. Di Francesco Mario Agnoli.

Martedì 22 giugno si è appreso che il 17 giugno, per conto e a nome della Santa Sede, Mons. Paul Richad Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, ha trasmesso al governo italiano, una nota verbale di protesta per segnalare che alcuni contenuti della proposta legislativa contro l’omotransfobia nota, dal nome del suo primo proponente, come disegno di legge Zan , attualmente all’esame del Senato (dopo essere stata approvata dalla Camera), comporta violazioni del Concordato fra Stato e Chiesa, così come revisionato nel 1984. Le violazioni riguarderebbero (ma il condizionale è chiaramente di troppo) in particolare la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato.

Un’iniziativa sicuramente inaspettata. Tanto da un mondo cattolico, provato e intimidito da quella che, in maniera sempre più evidente nel periodo della pandemia da Covid 19 e del conseguente lockdown, è stata da molti sentita come una eccessiva remissività della Chiesa nei confronti dello Stato (iniziale totale chiusura dei luoghi di culto, rinuncia a troppe tradizionali celebrazioni, sostituzione all’ingresso nelle chiese dell’amuchina all’acqua benedetta ecc. ecc.). Quanto da parte di tutto quel mondo, politico e culturale del “pensiero unico”, sedicente “laico”, che ha proposto e sostiene come irrinunciabile il disegno di legge Zan. E’ di quest’ultima reazione, tutta all’insegna dell’ingerenza di un’entità estranea in vicende riservate alla sovranità dello Stato italiano, che intendo qui occuparmi, prendendo a riferimento, come tipiche, le dichiarazioni del presidente della Camera dei deputati Roberto Fico e dello stesso on. Alessandro Zan. Il primo si è affrettato, a mettere in campo l’assoluta libertà del legislatore, presentato, in quanto tale, come legibus solutus. Difatti: “Il Parlamento è sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente quello che voglio votare. Il Ddl Zan è già passato alla Camera e adesso è in Senato, noi come Parlamento non accettiamo ingerenze. Il Parlamento è sovrano e tale rimane sempre”.

La reazione dell’on. Zan – sostanzialmente identica – è stata all’insegna della sorpresa e addirittura dell’ostentata incredulità, perché è la prima volta che il Vaticano pone la questione sul Concordato e lo fa su una legge, non ancora in vigore, approvata solo dalla Camera (difatti – va detto per precisione di linguaggio – non è o non è ancora una legge, ma soltanto un disegno di legge). Nemmeno è mancato, a giustificazione della sorpresa, un accenno alla famosa frase di Papa Francesco; “Chi sono io per giudicare?”. In definitiva, piena concordia e sintonia con il giudizio dell’on. Fico: “Il Parlamento è sovrano, deve essere libero di discutere senza alcuna ingerenza da uno Stato estero”.

Commenti che rivelano tutta la sprovvedutezza di un mondo politico che evidentemente, nonostante due (per altro alquanto timidi) precedente richiami della CEI, ha totalmente ignorato l’esistenza del Concordato e ancora oggi mostra di non avere la minima idea di cosa sia un Concordato e, in particolare, il nostro “Concordato”, che, per loro sventura, dopo la revisione del 1984 non possono nemmeno definire “fascista”. Nessuno dubita della sovranità del Parlamento, ma questa sovranità si esercita nell’ambito della Costituzione, anzi esiste perché c’è la Costituzione. Una Costituzione (chissà se per questi soggetti è ancora “la più bella del mondo”?) che per volontà dei Padri costituenti ha, all’art. 7, costituzionalizzato, per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa cattolica, il “principio concordatario”. Il che significa – in tal senso la giurisprudenza della Corte costituzionale (in particolare sentenze n.ri 30,31, 32 del 1971, n. 1, del 1977, 16 e 18 del 1982) – che se le disposizioni contenute nel Concordato non sono totalmente equiparate alle norme costituzionali, tuttavia si pongono su un piano più elevato rispetto alle leggi ordinarie, che sono quindi tenute a rispettarle, incorrendo ove non lo facciano nel vizio di illegittimità costituzionale in quanto in contrasto col riconoscimento dato dalla Costituzione al “principio concordatario”.

In parole povere i Padri costituenti hanno voluto che in Italia i rapporti fra Stato e Chiesa cattolica siano affidati non già alla libera determinazione dello Stato (come avveniva nel XIX secolo con le cosiddette, storicamente tormentatissime e contestatissime da entrambe le parti“guarentigie”), ma a mutui accordi con la Chiesa stessa. Ne consegue che il Concordato ha sì la natura di un Trattato internazionale fra Stati, ma per effetto della costituzionalizzazione, è sottoposto a un regime particolare (per il diritto internazionale, a differenza dei soliti Trattati, non è possibile la denuncia unilaterale) secondo regole che, per il diritto interno, la dottrina giuridica ha così dedotto dalla giurisprudenza della Corte: “I Patti Lateranensi vennero posti tra le fonti atipiche dell’ordinamento italiano, vale a dire che le disposizioni dell’atto non hanno la stessa natura delle norme costituzionali, ma hanno un grado di resistenza maggiore rispetto alle fonti ordinarie. Pertanto i Patti lateranensi devono essere modificati col procedimento ordinario nel caso ci sia mutuo consenso tra Stato e Chiesa (come è avvenuto nel 1984), con il procedimento aggravato proprio delle leggi costituzionali nel caso sia lo Stato unilateralmente a modificare il testo dell’atto. Inoltre, le disposizioni dei Patti possono essere dichiarate costituzionalmente illegittime solo se contrastano con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale”.

In conclusione, altroché intervento di uno Stato estero! Indipendentemente dall’intervento del Vaticano (che comunque ha fatto benissimo ad intervenire) il legislatore italiano, essendo suo primario dovere il rispetto della Costituzione, avrebbe dovuto, se ne fosse in grado, ma commenti come quelli degli on. Fico e Zan (e di tutti i loro supporter, partitici e massmediatici) ne fanno dubitare, porsi da solo il problema.

Francesco Mario Agnoli

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