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PANDEMIA E DINTORNI. IL DUBBIO DI FENTON E NEIL. LA STRATEGIA ZERO COVID.

Norman Fenton, 65 anni.

La Scienza è l’esercitare il dubbio, la coesistenza di differenti tesi che poi vanno testate, non di rado integrate le une con le altre, dove le certezze di ieri possono lasciare il posto a nuove riformulazioni, a nuove certezze. E questo nonostante un diffuso timor panico possa esigere risposte inequivocabili, nella pretesa assenza di zone grigie, o di imponderabili, che difficilmente si dà nella vita. E’ evidente una certa dose di azzardo negli interventi correnti di salute pubblica, misure che necessitino di essere fondate anche sulla statistica per trovare un ancoraggio di credibilità.

Norman Fenton, matematico, Professore alla Queen Mary University di Londra, e Martin Neil, docente di Informatica e Statistica nella medesima università, hanno contestato i dati che il Ministero della Salute britannico, e in particolare l’Office for National Statistics, stanno dando della pandemia. «Per determinare il rischio/beneficio dei vaccini è cruciale comparare i tassi di mortalità per tutte le cause tra vaccinati e non vaccinati. Possiamo valutare l’efficacia dei vaccini semplicemente guardando le registrazioni dei decessi  dall’inizio del programma vaccinale, e quel che dobbiamo conoscere è l’età del deceduto e se l’individuo avesse ricevuto una o più dosi di vaccino. Se i vaccini sono sicuri come dichiarato, ci sarebbero dovute essere poche più morti, non correlate alla Covid-19, tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Se la Covid-19 è davvero così pericolosa come presunto, ed i vaccini efficaci come presunto, avremmo già dovuto vedere più morti per Covid tra i non vaccinati che tra i vaccinati in tutte le fasce di età. Le numerose discrepanze tra i database disponibili indicano che i report del Office for National Statistics sottostimano il tasso di mortalità degli individui vaccinati». Il problema secondo i due studiosi britannici è che “ogni persona risultata positiva al Covid, oppure morta per qualsivoglia causa entro 14 giorni dalla seconda dose di vaccino, è ora classificata come non vaccinata” e questo “sopravvaluta la sicurezza del vaccino nel caso di gravi eventi avversi”.  Per cogliere di cosa si tratta, Fenton e Neil forniscono, tra l’altro, una tabella riassuntiva inerente al week report n.42 del Health Security Agency vaccine Surveillance, che mette in rapporto tutte le cause di morte con lo status di vaccinazione, e che semplifico come segue.

In accordo alle informazioni rilasciate dalla stessa Health Security Agency nell’ultimo report del 18 Novembre 2021, in Inghilterra hanno ricevuto una dose di vaccino il 67,2% della popolazione eleggibile, e due dosi il 61,3%. «Basandosi su un campione di donatori di sangue si stima che il 98,1% della popolazione adulta ha anticorpi alla Covid-19, grazie alla vaccinazione o per infezione naturale, in comparazione al 20,2% che possiede anticorpi per effetto esclusivamente dell’infezione naturale. Sebbene gli individui possano non sviluppare sintomi della Covid-19 dopo la vaccinazione, è possibile che possano ancora infettarsi e trasmettere l’infezione ad altri». L’analisi del ONS community infection survey ha determinato, ad oggi, che la vaccinazione riduca la probabilità di essere infettati dalla variante Delta rispetto ai non vaccinati, in una percentuale compresa tra il 35% – la copertura di AstraZeneca, anche se non specificato nel report – e il 65%, presumibilmente la copertura di Pfizer (quest’ultimo dato in disaccordo con la stessa Pfizer, che ha ammesso una diminuzione della copertura dall’infezione al 47% dopo 6 mesi dall’inoculazione).

Quindi la vaccinazione non elimina la possibilità di infettarsi ed essere infettivi, la riduce, non elimina il contagio, può solamente rallentarla quando i vaccini riescono a fare quel che promettono, tanto che Timothy Spector, epidemiologo del King’s College di Londra, ha dichiarato che si aspetta che la pandemia, nonostante il reiterato uso dei vaccini, “proseguirà per altri 5 anni”.

L’aggiornamento costante sui nuovi dati e sui nuovi studi pubblicati su riveste medico-scientifiche di rinomanza internazionale è di capitale importanza, sebbene esista una certa riluttanza a prenderne talvolta atto, vista  la pressione mediatica, e ovviamente politica, che più che informare fa circolare parole d’ordine e tende a ridicolizzare il confronto con coloro che dubitano. Un esempio scomodo è il dato recente di Gibilterra dove con il 100% della popolazione eleggibile vaccinata con due dosi si ha una nuova insorgenza dei casi di positività alla Covid-19. A questo punto è importante capire quante di queste nuove infezioni si tradurranno in ospedalizzazioni ed in infezioni sintomatiche. Continuare a valutare l’indice di contagio, in una popolazione quasi totalmente vaccinata, non ha molto senso, mentre ne ha invece il numero delle ospedalizzazioni e delle morti.

Un governo, confortato dal CTS (unanimemente?), che predica, attraverso la cassa di risonanza di TV e giornali, la necessità per tutti della vaccinazione, financo dei bambini – l’incidenza di letalità da Covid-19, ad esempio nei 46 Stati americani, più duramente colpiti dalla pandemia e che ne hanno raccolto i dati, è calcolata essere tra i bambini tra lo 0,00% e lo 0,03% – mostra la confusione, voluta o meno, tra prevenzione della malattia e strategia Zero Covid, ormai supposta abbandonata da tutti i Paesi tranne che dalla Cina. Strategia Zero Covid che implica l’annullamento del contagio, l’eradicare il virus dalla comunità umana (per inciso resta la possibilità di sopravvivenza del Sars-CoV-2 in altre specie animali con possibili zoonosi).

Recentemente i cittadini cinesi nelle 21 province in cui da metà Ottobre si è registrata un’insorgenza del contagio della variante Delta – più di mille casi – si sono ritrovati talvolta in situazioni di estremo disagio. Un esempio: il 31 di Ottobre, dopo un singolo caso di positività che il contact tracing ha connesso con il Shanghai Disneyland, le autorità hanno testato all’incirca 34 mila visitatori del parco di divertimenti, una procedura andata avanti tutto il giorno fino alla mezzanotte, prima che i risultati dei test, tutti negativi, consentissero alle persone di ritornare al domicilio. La Cina intende proseguire con questa capillare strategia che per le autorità ha rappresentato un grande successo, pur essendo consistito in severe restrizioni, sia per quel che concerne la mobilità interna, che ha prodotto tra l’altro gravi perdite economiche, sia verso l’estero. Il virologo Edward Holmes dell’università di Sydney descrive la strategia cinese «insostenibile e patologica, contro un virus che ovviamente diverrà endemico».

Correntemente in Cina il 75% della popolazione eleggibile ha completato il ciclo vaccinale, mentre sta iniziando la vaccinazione dei bambini fino ai 3 anni in accordo al Caixin Global. Ma questo non sarà sufficiente visto che luoghi come Singapore, con una vaccinazione estesa al 85% della popolazione, vedono un sostanziale numero di nuovi contagi. In accordo a Zhong Nanshan, specialista di malattie respiratorie alla Guangzhou Medical University, ed uno dei principali consulenti del Governo, «la Cina rimarrà irremovibile sulla politica del Zero Covid per lungo tempo ancora».

E’ forse su questo solco, quello di un fanatico ed irrealistico annullamento del contagio, di un regime non democratico, quel che si intende tentare in Italia con la politica di una vaccinazione obbligatoria mascherata con la possibile introduzione di un Super Green Pass, ristretto e valido solo per i vaccinati? E non sarebbe questa un’ulteriore sospensione, a tempo indeterminato, di importanti diritti riconosciuti nel quadro democratico?

P.A.

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